Piattaforma delle ricercatrici e dei ricercatori precari di Bologna

(Versione breve: qui se ne può leggere una versione più dettagliata)

In Italia sono ormai circa 60000 i soggetti che forniscono a titolo precario almeno il 50% dell’attività scientifica e didattica prodotta negli atenei e negli enti di ricerca. Basse retribuzioni, attività svolte in gran parte gratuitamente, assenza di copertura del welfare, nessuna certezza sulle prospettive di inserimento professionale, contributi scarsi o nulli: ecco le condizioni di vita e di lavoro dei precari della ricerca. L’abbattimento dei costi che deriva dall’aggressione dei diritti si traduce in un pesante peggioramento della qualità complessiva del sistema pubblico universitario. La riforma Moratti – in continuità con le precedenti politiche universitarie – non ha fatto che aggravare una situazione già inaccettabile, introducendo ulteriori forme di lavoro a tempo determinato (contratti di ricerca triennali) destinate a sostituire progressivamente la figura del ricercatore a tempo indeterminato.

Bologna, grande ateneo “di eccellenza”, non rappresenta certo una realtà in controtendenza. Negli ultimi anni il ricorso al lavoro precario si è allargato enormemente. Le figure precarie presenti oggi nel nostro ateneo sono molteplici:

Con questa piattaforma ci proponiamo di:

1. contrastare la precarietà attraverso una serie di provvedimenti che il nostro ateneo può prendere miranti ad estendere il lavoro a tempo indeterminato;

2. migliorare le condizioni materiali di vita e di lavoro dei precari assunti nel nostro ateneo.



CONTRASTARE LA PRECARIETÀ
 
Chiediamo che l'Ateneo:

  1. INVESTA RISORSE PER ASSUMERE: investa tutte le risorse disponibili per l’assunzione di ricercatori a tempo indeterminato sia attraverso il Fondo di Finanziamento Ordinario sia utilizzando le risorse derivate dai pensionamenti del personale docente; 
  2. TENDA A STABILIZZARE IL PERSONALE: assuma come criterio prioritario la stabilizzazione del personale per adempiere alle attività didattiche e di ricerca necessarie per il buon funzionamento della struttura universitaria. Chiediamo quindi che
  3. RIDUCA I TIPI DI CONTRATTI: riduca le tipologie contrattuali non strutturate impiegate per lo svolgimento di attività didattica e di ricerca, evitando di utilizzare forme contrattuali diverse da assegni di ricerca e contratti di lavoro subordinato a tempo determinato.
  4. RISPETTI LA CARTA EUROPEA DEI RICERCATORI: rispetti effettivamente, come si è impegnato a fare, la Carta Europea dei Ricercatori e il codice di condotta per l’assunzione dei ricercatori.

CONOSCERE PER RIVENDICARE

Chiediamo:

  1. ANAGRAFE DEI LAVORATORI PRECARI. Chiediamo l'istituzione a carico dell’Ateneo di un’anagrafe dei lavoratori non dipendenti impegnati in attività di ricerca attraverso la quale sia conoscibile il numero delle collaborazioni (assegni di ricerca, borse di studio, collaboratori coordinati e continuativi ed occasionali, professori a contratto), i dipartimenti di afferenza e il contenuto dei progetti di ricerca e/o la didattica.
  2. RILEVAZIONE ED ELIMINAZIONE DELLE DOCENZE OCCULTE. Chiediamo che siano perfezionati gli strumenti di monitoraggio che l’ateneo ha a disposizione per rilevare le cosiddette “docenze occulte”, ovvero l'attività didattica non retribuita e non formalizzata (lezioni ma anche laboratori, esami, tesi). In caso i ricercatori precari acconsentano a svolgere attività didattica, tale attività deve essere formalizzata per mezzo di contratti di insegnamento, o attività di collaborazione alla didattica (tutorato) e retribuita addizionalmente in proporzione all’impegno concordato.

CONQUISTARE DIRITTI

Chiediamo:

  1. RICONOSCIMENTO. Chiediamo che l'ateneo riconosca ufficialmente e certifichi alle figure precarie tutte le attività didattiche e di ricerca da loro realmente svolte e che queste siano retribuite.
  2. RETRIBUZIONE MENSILE. Chiediamo che l'ateneo garantisca la cadenza mensile nel pagamento delle retribuzioni al personale non strutturato e che sia applicato il principio per cui a parità di mansione vi sia una parità di retribuzione.
  3. MALATTIA; MATERNITÀ, FERIE etc. Chiediamo che l'ateneo assuma il principio dell’equiparazione del personale non strutturato a quello strutturato per ciò che riguarda il trattamento in materia di malattia, maternità, ferie, sicurezza sul lavoro, libero accesso alle strutture e ai servizi universitari anche fuori dall'orario di apertura al pubblico. Per quanto riguarda le spese per missioni, si richiede che per il personale precario il pagamento avvenga anticipatamente anziché in forma di rimborso spese.
  4. DIRITTO DI ASSEMBLEA. Chiediamo che l'ateneo riconosca e garantisca per tutto il personale non strutturato il diritto di riunione e di assemblea e di eleggere propri rappresentanti. 
  5. RAPPRESENTANZA. Chiediamo che l'ateneo riconosca al personale non strutturato il diritto di partecipare agli organi di ateneo con gli stessi diritti accordati ai ricercatori strutturati. In particolare, chiediamo che siano riconosciuti ai ricercatori non strutturati diritti di rappresentanza e diritti di voto su ogni materia in cui è prevista  una delibera dei ricercatori strutturati.

Entrando più nello specifico:
Per la DIDATTICA, chiediamo che:

 la retribuzione dei professori a contratto, erogata mensilmente, sia pari a quella dei ricercatori strutturati confermati e sia rapportata al numero di ore, non al numero di crediti di ciascun insegnamento;

Per la RICERCA, chiediamo che l'ateneo:

  1. garantisca a tutti i soggetti precari la possibilità di accedere a un fondo individuale da destinare all’attività connessa alla ricerca e alla formazione;
  2. riconosca il diritto per i ricercatori precari di essere titolari di progetti di ricerca;
  3. riservi una quota dei fondi di ricerca a progetti di personale non strutturato;
  4. si impegni a portare a conoscenza le modalità e le procedure per l’accesso ai finanziamenti destinati alla ricerca dei ricercatori non-strutturati con le stesse modalità previste per il personale strutturato.
  5. per le borse di studio per le quali non è fissato, per legge o regolamento, l’importo, si impegni a rispettare un ammontare minimo mensile pari a quello degli assegni di ricerca.

Bologna, 8 marzo 2006



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Per maggiori dettagli si rimanda alla versione più estesa della piattaforma



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