Ribadendo ancora una volta la nostra ferma opposizione alle politiche dell’attuale
governo in tema di istruzione, università e ricerca pubblica, ricordiamo
che molte delle cause dello stato di degenerazione in cui versa attualmente
l’università italiana e gli enti di ricerca pubblica sono da addebitare
alle scelte infauste del precedente governo di centrosinistra.
Non solo in campo esclusivamente universitario ma, in generale, nel campo del
lavoro, con il pacchetto Treu ed il conseguente sdoganamento del lavoro precario
da atipico ad “assai tipico”.
Nel momento di un confronto realmente aperto ed attento chiediamo quindi un
chiarimento privo di ambiguità. In particolare vogliamo che si riconoscano:
- il fallimento della riforma detta del “3+2”, che ha trasformato
l’università in un super avviamento al lavoro, e, non prevedendo
un adeguato reclutamento, ha fatto vertiginosamente aumentare i corsi in appalto,
coperti da precari, superando i 30.000 nel 2003.
- l’utilizzo spregiudicato di contratti di lavoro para-subordinato per
ricercatori e docenti che ha portato all’attuale cifra totale di 50.000
ricercatori precari, che svolgono gli stessi compiti dei lavoratori dipendenti
ma con minori diritti.
- l’introduzione dei dottorati di ricerca senza borsa, che selezionano
per censo l’ultimo grado della formazione nella ricerca e quindi anche
la classe dei futuri docenti universitari.
- la scarsa efficienza del sistema di reclutamento, in particolare di nuovo
personale, con il conseguente degrado dell’offerta formativa e la necessità
di ricorrere a personale non di ruolo, molto spesso per cooptazione.
- l’attuale sistema di valutazione, che premia gli atenei più ricchi
ed efficienti ma disincentiva gli altri, portando avanti un piano di poche eccellenze
e molte mediocrità in nome di un distorto concetto di competitività.
A partire da questa critica chiediamo al centro-sinistra un impegno forte ed
esplicito che riguardi
- l’assorbimento del precariato in maniera ciclica e ordinaria, senza
ricorso ad ope legis ma secondo l’ordinamento vigente,
- il vincolo di parte del fondo di finanziamento ordinario al reclutamento di
nuovo personale rispetto agli avanzamenti di carriera,
- il diritto di rappresentanza per i ricercatori precari in tutti gli ambiti
di lavoro in cui prestano servizio,
- diritti equiparati a quelli dei lavoratori dipendenti per tutte le forme contrattuali
a tempo determinato,
- la revisione critica dell’ordinamento della didattica (3+2 ed ora la
morattiana Y),
- la modifica dei criteri di valutazione del sistema universitario.
Rete Nazionale dei Ricercatori Precari