Oggi, 25 giugno 2006, in occasione dell’incontro con il ministro Mussi
nell’aula absidale di Santa Lucia, la rete nazionale ricercatori precari
– nodo di Bologna (RNRP-Bo) e il coordinamento ricercatori di Bologna
(CRB) sono intervenuti per porre al rettore dell’ateneo e al ministro
alcune questioni. Qui sotto l’intervento di Francesca Scandellari in rappresentanza
della rnrp-bo e del crb.
Nell’intervento si ricorda inoltre l’incontro di questa sera a Bologna,
Villa Angeletti, dalle 19.30 in poi, in cui si discuterà del rapporto
tra ricerca e società (si veda il comunicato stampa inviato giovedi’
22 giugno).
“Vi ringrazio innanzitutto per la possibilità di parlare oggi a nome del nodo di Bologna della rete nazionale dei ricercatori precari. Lei, signor ministro, conosce già la rete per averla incontrata in alcune manifestazioni passate fra cui il forum DS dello scorso 12 giugno durante il quale le è stato consegnato l’ultimo numero della rivista Inchiesta curato dalla Rete Nazionale dei Ricercatori Precari e interamente dedicato alla precarietà nel mondo della ricerca.
La Rete è nata nel febbraio del 2004 in occasione delle manifestazioni
di contrasto al cosiddetto decreto Moratti. Da allora la rete si è ampliata
e i suoi obiettivi ora sono più articolati. Oggi la rete è diventata
un tessuto di collegamento tra coordinamenti di ricercatori precari a livello
nazionale le cui priorità sono il miglioramento delle condizioni contrattuali
dei ricercatori precari e il rilancio del carattere pubblico dell'istruzione
e della ricerca. Questa riflessione ha portato all’elaborazione di documenti
come la Carta dei Diritti e dei Doveri del Ricercatore e di diverse piattaforme
sia nazionali che locali.
La rete è attiva anche nell’organizzare il dialogo fra comunità
scientifica e corpo sociale. Infatti accanto a battaglie di vertenza la Rete
intende approfondire e difendere, tanto sul piano ideale quanto su quello concreto,
lo statuto "pubblico" della ricerca: i saperi prodotti nelle università
e in istituzioni analoghe debbono essere patrimonio inalienabile della collettività.
Né i saperi né chi li produce possono dunque essere asserviti
ad interessi di singoli o di gruppi.
La Rete Nazionale Ricercatori Precari si batte per il superamento di tutte le
condizioni di precarietà lavorativa in ogni ambito economico e settoriale.
Per questo motivo aderisce e promuove le organizzazioni, i coordinamenti e le
iniziative che vedono uniti i lavoratori e le lavoratrici in condizione di precarietà,
propone politiche di superamento della precarietà come prassi usuale
di lavoro, promuove politiche di stato sociale che offrano diritti e garanzie
alle figure atipiche di lavoro. L'obiettivo della Rete Nazionale Ricercatori
Precari non è comunque quello di conservare lo status quo dell'università
esistente, ma di costruire un nuovo modello di organizzazione della formazione
e della ricerca, del reclutamento e del lavoro.
Il nodo di Bologna si è inserito fin dall’inizio nella rete partecipando alle mobilitazioni a livello nazionale ed organizzando iniziative locali per la sensibilizzazione della città sulla necessità di una ricerca scientifica e di un’istruzione libere e di qualità, fra le quali ricordo sempre con molto divertimento le lezioni tenute in Piazza Maggiore.
Organizziamo periodicamente delle riunioni durante le quali discutiamo delle basi teoriche della mobilitazione e delle iniziative da mettere in atto. Per stasera, per esempio, abbiamo organizzato a Villa Angeletti una serata per presentare l'associazione CTRL-Shift, un coordinamento trasversale di studenti, ricercatori, docenti, personale tecnico-amministrativo, che si propone di instaurare una relazione aperta con la società civile promuovendo la riflessione sul ruolo della ricerca scientifica pubblica in Italia a partire dalla convinzione che il sapere critico non si fondi sull'acquisizione di nozioni che ci vengono "trasmesse" ma piuttosto sullo scambio e sulla costruzione condivisa di conoscenze. Tale riflessione costruttiva e propositiva si può avviare solo a partire da un dialogo tra tutte le componenti del mondo dell'università e della ricerca (studenti, ricercatori precari e non,docenti, personale tecnico amministrativo) e la società civile. La tavola rotonda organizzata durante la serata di oggi rappresenterà pertanto il primo passo per un percorso comune, tra ricercatori e cittadini, verso una maggiore responsabilità sociale.
Il nodo di Bologna della RNRP ha inoltre una mailing list locale ed una pagina web aggiornata con le novità sia locali che nazionali.
Uno dei punti di forza del nodo di Bologna della Rete Nazionale Ricercatori Precari è che, a dispetto del nome, comprende non solo ricercatori precari, ma anche ricercatori e docenti già strutturati nell’Ateneo di Bologna, nonché gruppi appartenenti ad organizzazioni studentesche. Abbiamo inoltre contatti con il personale di centri di ricerca non afferenti all’Università che riteniamo necessario coinvolgere nel dibattito in quanto soggetti anche loro alla precarizzazione e vittime della scarsità di fondi destinati alla ricerca pubblica. Questa poliedricità di partecipazione permette al nodo di Bologna di mantenere contatti trasversali con tutte le parti coinvolte nelle mobilitazioni riguardanti Istruzione e Ricerca pubblica ed ha permesso di avviare un confronto serrato con gli organi accademici.
In linea con altre realtà italiane il nodo di Bologna ha prodotto una
Piattaforma di rivendicazioni con la quale ci presentiamo al dibattito interno
all’Ateneo di Bologna, e contribuiamo al più ampio dibattito a
livello nazionale. Riteniamo sia fondamentale la creazione di un’anagrafe
dei precari in forza nell’Ateneo di Bologna. Un referendum organizzato
all’università di Pisa ha censito 1083 precari suddivisi in 17
tipologie contrattuali diverse e dubito che l’Ateneo di Bologna ne abbia
di meno. Una situazione così frammentata è chiaro che rende difficile
non solo i rapporti con gli uffici amministrativi, con grande spreco di risorse
e tempo ma anche, e soprattutto, la creazione di quella sensibilità “politica”
necessaria per appoggiare le rivendicazioni sindacali. È necessario quindi
affrontare il problema dell’inquadramento e dei diritti “contrattuali”
dei ricercatori e dei docenti precari. I contratti devono prevedere la parità
di reddito, la puntualità nella retribuzione e gli stessi diritti e tutele
riservate ai ricercatori di ruolo.
Infine chiediamo che venga riconosciuto il reale ruolo dei precari all’interno
dell’Ateneo. Sono innumerevoli i casi di attività che non rientrano
nelle competenze definite dal contratto e che, soprattutto, non vengono riconosciute
né a livello curriculare né, men che meno, a livello economico.
Ed è sconcertante l’impossibilità per i precari di ottenere
una rappresentanza in qualsivoglia organismo accademico.
Tutto questo si concretizza nella richiesta che abbiamo presentato al Rettore di aprire dei tavoli tematici nei quali discutere della situazione del precariato all’interno dell’Ateneo e trovare delle strategie risolutive.
Dobbiamo dare atto che l’Ateneo di Bologna ha mostrato la volontà di affrontare almeno alcune delle problematiche da noi sollevate e accogliamo con piacere l’interessamento del Rettore alle nostre istanze. Tuttavia la strada da percorrere è ancora lunga ed il lavoro da fare per superare questa situazione è complicato e non è sufficiente lavorare a livello locale. Per questo siamo qui oggi. Per dare maggiore visibilità alle nostre richieste, per ribadire con più forza il nostro impegno per salvare l’Università e la Ricerca italiana dalla situazione di sfacelo nella quale l’ha portata la gestione irresponsabile degli ultimi anni.
A livello nazionale la Rete ha elaborato delle proposte per il rinnovamento dell'università e la ricerca che riteniamo indispensabili per avviare un confronto serio e costruttivo:
? Chiediamo l’abrogazione delle "riforme Moratti” coerentemente con le posizioni dei movimenti che negli ultimi anni si sono espressi con forza contro la loro approvazione.
? Chiediamo l’apertura di un tavolo permanente di confronto su ricerca, cultura e innovazione che coinvolga tutti gli operatori del settore, inclusa a pieno titolo la componente 'precaria', che rappresenta da sola il 50% del settore università (55.000 ricercatori precari). Tale Tavolo dovrà lavorare ad una politica dell'alta formazione e della ricerca radicalmente nuova, a partire dal riconoscimento e dalla valutazione critica degli effetti negativi dell'attuazione dell'autonomia universitaria e della riforma Berlinguer-Zecchino, oltre che delle ultime riforme Moratti, rispetto all'esigenze sociali e produttive del paese.
? Attualmente l’Italia è tra gli ultimi posti tra i paesi occidentali per il finanziamento pubblico per l’università e la ricerca. Chiediamo quindi di stanziare risorse adeguate non solo per il sostegno ma per il rilancio più che mai necessario della ricerca pubblica e della formazione universitaria. Tuttavia la ricerca non si fa in tempi brevi e la precarietà crea situazioni di instabilità che non favoriscono di certo l’approfondimento e l’impegno. Per questo riteniamo sia importante privilegiare il reclutamento di nuovi ricercatori anche a discapito degli avanzamenti di carriera, assicurando da subito lo sblocco del turnover per università ed enti di ricerca. Voglio sottolineare a questo proposito che non stiamo certo chiedendo un’ope legis! Per noi un'assunzione straordinaria in massa sarebbe umiliante, lesiva della nostra dignità e del nostro valore professionale, ma, soprattutto, ci rendiamo conto che nel lungo termine si ripresenterebbero gli stessi problemi che dobbiamo fronteggiare oggi.
? Infine chiediamo la creazione di un'anagrafe (permanente) dei lavoratori atipici in tutte le università italiane che converga poi in un’unica anagrafe nazionale.
In fin dei conti noi chiediamo, prima di qualunque altra cosa, di essere ascoltati, di partecipare al dibattito, e chiediamo che qualunque passo venga intrapreso da lei, signor ministro, possa essere discusso con le persone che realmente lavorano nelle Università e nei Centri di Ricerca italiani, che si scontrano ogni giorno con le difficoltà di una burocrazia opprimente, di strutture fatiscenti, di stipendi inadeguati, di diritti non riconosciuti.
Come precari chiediamo la possibilità di partecipare alle discussioni e alle decisioni che ci riguardano direttamente. E questo a tutti i livelli a partire dai dipartimenti in cui ognuno di noi lavora fino al dibattito nazionale: di fatto noi non esistiamo. L’Ateneo e men che meno il ministero non sa nemmeno in quanti siamo, non sa che mansioni svolgiamo, non sa dove e come lavoriamo né come contattarci.
Come ricercatrici e ricercatori chiediamo un’Università che consideri la ricerca pubblica, disinteressata, slegata dai ricatti del mercato e della produzione, come suo principio fondante e imprescindibile. La ricerca e la produzione scientifica si fondano sulla condivisione delle conoscenze. I saperi prodotti nelle università e in analoghe istituzioni debbono essere patrimonio inalienabile della collettività. La qualità dell’Università e degli Istituti di ricerca pubblici non devono essere valutati per la quantità di brevetti prodotti ma per la capacità di produrre conoscenze di base e di diffonderle.
Come individui in formazione le chiediamo un modo diverso di fare didattica contro la finalizzazione degli studi al mercato: “un primo bilancio dell’esperienza del sistema della laurea a due livelli, ha evidenziato l'abbassamento della qualità dell'offerta formativa, l'esplosione dei corsi di laurea, degli insegnamenti e delle incombenze con il conseguente aumento dei contratti di lavoro precario e di un crescente svantaggio delle scienze umanistiche, sociali e più in generale di tutti gli studi teorici, a vantaggio di percorsi formativi di corto respiro”, con l’illusione che siano più spendibili sul mercato.
In conclusione, dovremmo smettere di affrontare le emergenze e a pianificare
nel medio e nel lungo termine per l'interesse collettivo, non solo per i vantaggi
delle lobby di turno, o di singole categorie di italiani.
Dai programmi elettorali e dalle sue prime parole da ministro si evince attenzione
per i problemi dell’Università e della Ricerca in Italia, e sensibilità
nei confronti di tutte le parti in causa. Le auguro quindi buon lavoro pur sapendo
che si è assunto un compito titanico. Noi non le chiediamo miracoli che,
come dimostrato in tempi anche piuttosto recenti, nessun umano è in grado
di compiere. Le chiediamo però il massimo impegno, serietà, ed
il rispetto della dignità di coloro che sono qui oggi ad ascoltarla.
E con questo ho concluso. Grazie per l’attenzione
Rete nazionale ricercatori precari - nodo di Bologna, coordinamento ricercatori
bologna
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