Come Coordinamento Bolognese Ricercatori Universitari, Rete Nazionale Ricercatori
Precari - nodo di Bologna e Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani
– sede di Bologna ribadiamo la nostra assoluta contrarietà al metodo
adottato per riformare lo stato giuridico della docenza universitaria e all’intero
impianto della riforma attualmente in discussione nella VII Commissione del
Senato, che auspichiamo venga al più presto ritirata.
Nel nostro intervento descriveremo prima brevemente chi sono i ricercatori precari,
poi passeremo ad un’analisi delle diverse criticità che a nostro
avviso presenta il DDL4735 nella sua attuale versione.
Chi sono i “Ricercatori precari” ?
Le ricercatrici e i ricercatori precari sono tutti coloro che svolgono attività
di ricerca, didattica e tutoraggio presso le università e gli enti di
ricerca pubblici, legati a tali istituzioni da contratti di lavoro a tempo determinato,
borse di studio o addirittura a titolo gratuito. Coloro i quali appartengono
a questa categoria – indispensabile per il funzionamento di facoltà,
dipartimenti, centri e istituti di ricerca – svolgono le stesse mansioni
anche se inquadrati sotto diverse figure professionali e contrattuali. Anzi,
ricercatrici e ricercatori precari possono avere, di volta in volta e per lungo
tempo, forme contrattuali a tempo determinato e atipiche, tutte caratterizzate
dall’assenza delle più elementari garanzie e da una comune condizione
di precarietà e incertezza.
In un’autentica giungla giuridica possiamo trovare contratti a progetto,
coordinati e continuativi e contratti di “ricercatore a tempo determinato”,
borse di studio e assegni di ricerca, borse di dottorato e contratti di docenza.
Inoltre, tra un contratto e l'altro, ricercatrici e ricercatori precari possono
tornare ad essere “semplici” cultori della materia o “collaboratrici"
e “collaboratori didattici” operando, per periodi anche prolungati,
a titolo del tutto volontario.
Per questo motivo è arduo quantificarne la presenza nei vari atenei,
soprattutto perché – nonostante contribuiscano in maniera sostanziale
alle regolari attività svolte da queste istituzioni pubbliche –
né le singole università né il Ministero dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca sono in grado di quantificarli, come
non sono in grado di fornire un elenco o registro unico di ricercatori e ricercatrici
che spesso lavorano contemporaneamente presso diverse istituzioni universitarie.
Secondo alcune stime, ottenute intrecciando alcuni dati o elenchi ufficiali,
le ricercatrici e i ricercatori precari superano in tutta Italia le 50.000 unità.
Ecco un elenco dei punti più critici del testo del DDL 4735 approvato
alla Camera dei Deputati
Le modifiche apportante al testo nel suo iter alla Camera dei deputati ne hanno
lasciato immutata la gravità, infatti il testo tuttora:
1) Prevede l’esaurimento della figura del ricercatore universitario.
Questo provvedimento elimina il ruolo del ricercatore non docente a tempo indeterminato,
inizialmente previsto proprio per permettere l’accesso alle giovani leve
della ricerca, che, a causa dell'impellente necessità di destinare personale
all'esaurimento un sempre più crescente carico didattico, col passare
del tempo si è trasformato in una sostanziale terza fascia di docenza,
al cui accesso si arriva in media oltre i 33-35 anni. Eliminando questa figura
si condannano i ricercatori ad ulteriori anni di precarietà e incertezza.
Ricercatori che infatti, già ora, sono stati costretti a molti anni –
dai sei ai dieci – di contratti e borse di studio successivi al dottorato
di ricerca e che quindi anno un’età compresa fra i 32 e i 40 anni.
Ricercatori non più giovani quindi, costretti ad una situazione di precarietà
da norme e politiche concorsuali più orientate all’«avanzamento
di carriera» che al reclutamento. Distorsioni che questo provvedimento
invece di risolvere ag-grava.
2) Prevede l’istituzione di un’ennesima figura contrattuale precaria
(Art. 4, comma 6)
Questo provvedimento aggiunge una nuova tipologia di contratto di ricercatore
precario ai 14 già presenti non assicurando che questa le sostituisca
né che sia usata in modo preferenziale dagli atenei (tanto più
che la stipula di questo contratto costituisce un titolo valutabile nei concorsi).
È molto grave che non sia indicato né il tipo né la quantità
di mansioni che possono essere richieste ai contraenti né che sia assicurato
un adeguato trattamento economico (rapportato solo «di norma» a
quello dei ricercatori confermati, una norma condizionata da «compatibilità
di bilancio» e da futuri «criteri generali»).
Non è garantita alcuna trasparenza ed omogeneità delle procedure
concorsuali, queste infatti non solo verranno stabilite dalle singole università,
ma permettono l’accesso al contratto ai possessori sia di laurea specialistica
che magistrale, ma anche a chi non è in il possesso del diploma di laurea
(«altri studiosi»). L’assenza di una previsione di un numero
massimo di rinnovi di tale tipo di contratto, lascia spazio ad un suo utilizzo
reiterato e per lungo tempo senza alcuna garanzia che questo costituisca un
percorso verso il reclutamento a tempo inde-terminato, neanche nelle sembiante
di un “semplice” e ulteriore titolo maturato.
Inoltre, non viene in alcun modo garantito a questi lavoratori il diritto di
associarsi e di dotarsi di una rappresentanza e che possa partecipare alle attività
degli organi collegiali d'ateneo, né tantomeno la possibilità
di avere titolarità di fondi di ricerca alienando qualsiasi possibilità
di autonomia o responsabilità scientifica.
3) Viene ampliata la possibilità di «contratti» o «incarichi
di insegnamento» (Art. 4, comma 3)
Questo provvedimento conferma e amplia la possibilità per le facoltà
di appaltare numerosi corsi e parti anche molto consistenti dell’attività
didattica, attraverso contratti a tempo determinato, a soggetti esterni all'università
senza alcuna garanzia di omogeneità di remunerazione a parità
di prestazione (di nuovo si rimanda alle «compatibilità di bilancio»
degli atenei) che quindi verrebbero ricoperti da collaboratori e ricercatori
che già lavorano in modo precario nelle diverse facoltà.
Anche per questa nuova tipologia di lavoratori non viene garantita alcuna possibilità
di associarsi e dotarsi di una rappresentanza che partecipi alle attività
degli organi collegiali d'ateneo, ne è prevista la possibilità
di avere titolarità di fondi di ricerca, sancendo in questo modo la disgiunzione
tra attività di ricerca e didattica.
Infine, anche in questo caso le procedure selettive per l'attribuzione di tali
contratti non garantiscono affatto una valutazione adeguata e trasparente della
professionalità e dei titoli dei candidati, infatti l’unica condizione
per l’ottenimento di un cotratto di questo tipo è il possesso di
vaghi «adeguati requisiti scientifici e professionali», con l’aggravante
che questi incarichi costituiranno «titolo preferenziale» per l’accesso
alla figura del “ricercatore a tempo determinato” previsto dal comma
6.
4) Gli attuali ricercatori verranno seriamente penalizzati.
Se passasse al SENATO questo testo, si avranno solo due fasce di ruolo, i ricercatori
spariranno ed i vecchi ricercatori che opteranno per avere il titolo di Professore
aggregato (titolo che verrà ufficialmente dato anche agli esterni) saranno
obbligati al tempo pieno, naturalmente a costo zero e con un monte ore di 120
ore di didattica frontale, ben superiore a quello attualmente previsto, che
prevede un massimo di 60 ore. I ricercatori così perderanno le retribuzioni
aggiuntive per le supplenze, a meno che un ricercatore non voglia fare solo
didattica e caricarsi di 120 ore istituzionali più supplenze a pagamento
(a scapito della produttività scientifica). Ad aggravare la situazione
il comma 15 dell'art.5 provvede all'abrogazione dell'art 12 della legge 341/90
in cui, per la prima volta, si consideravano sullo stesso piano Ricercatori
e Professori, per quanto riguarda la partecipazione alle commissioni di esame
e la assunzione di incarichi di insegnamento per affidamento o supplenza. La
gravissima conseguenza che ne deriva è che agli attuali ricercatori resterà
pochissimo tempo da destinare all’attività di ricerca.
Su altri punti cardine del provvedimento riguardanti il reclutamento, lo stato giuridico dei docenti universitari e le nuove figure docenti il nostro giudizio coincide con quello delle forze sindacali, associazioni di docenti, ricercatori e studenti che si sono espresse contro questa “riforma”.
Le nostre proposte
Naturalmente le proposte qui di seguito elencate non costituiscono una serie
di possibili emendamenti al testo quanto piuttosto delle linee guida di riforma
che auspichiamo:
11. Progressiva riduzione e scomparsa delle attività di lavoro precario
nelle università italiane
Nessuna forma di precariato lavorativo deve essere programmata dall’università.
La didattica deve pertanto essere svolta esclusivamente da personale di ruolo.
Per questo fine una quota significativa del fondo di finanziamento ordinario
deve essere riservato ai concorsi per nuovi ricercatori.
2. Rilanciare il ruolo di “ricercatore universitario”
Come già ribadito la figura del ricercatore a tempo indeterminato rappresentava
un’importante possibilità di reclutamento. Si costituiva come prima
fase di accesso al ruolo garantendo la possibilità di autonoma attività
di ricerca non ancora troppo “schiacciata” dall’attività
didattica. Inoltre questa figura permetteva un percorso di valutazione costituito
da un «giudizio di conferma» a tre anni dal concorso e una serie
continua e periodica di verifiche (come previsto dagli articoli 31 e 32 del
Decreto del Decreto del Presidente della Repub-blica n. 382 del 1980). Per questo
motivo è necessario utilizzare questa figura per garantire un normale
e trasparente reclutamento procedendo, se necessario, ad una fase straordinaria
senza alcuna deroga alle procedure normali.
3. Garantire la ciclicità dei concorsi
Per assorbire progressivamente il lavoro precario e per garantire l’adeguato,
competente e lungimirante svolgimento delle attività di ricerca e didattica
delle università appare fondamentale assicurare la periodicità
annuale dello svolgimento di prove concorsuali per il reclutamento di professori
e ricercatori secondo una trasparente programmazione.
Valutazioni finali e nostre iniziative
La Camera dei deputati infatti, dopo un anno di audizioni, incontri e manifestazioni ha approvato un testo identico se non peggiore di quello presentato originariamente dal ministro pregiudicando il nostro futuro, ma con questo quello dell’università e della ricerca. Auspichiamo dal Senato della Repubblica un'attenzione maggiore alle nostre idee e problemi.
Qualora il DDL ricevesse l’approvazione del Senato le ricercatrici e
i ricercatori di Bologna, precari e strutturati, non presenteranno e/o ritireranno
le domande di supplenza e di affidamento.
In caso poi di approvazione definitiva del DDL le ricercatrici e i ricercatori
strutturati rifiuteranno in toto di fare domanda per diventare professore aggregato.
Rete Nazionale Ricercatori Precari - nodo di Bologna – www.ricercatoriprecari.org
Coordinamento Bolognese Ricercatori
Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani – sede di Bologna
– www.dottorato.it