Anna

Questo non è un report. Ma una lettera.

Questo non è un report. Ma una lettera che vi inviterei a leggere (anche se è un po' lunga) e cui vi chiederei di rispondere.

Ieri sera all'assemblea eravamo 4, anzi 5 considerando Fede che non c'era ma perché si è rotto il treno. Il problema non sono solo i numeri - sono anche i numeri.

E' passato il 4, è passato il 17. Ora occorre ragionare su come, e su se, proseguire.Io credo che proseguire (a vederci, a provare a fare un discorso politico all'università etc.) sia sensato. Ma non indispensabile. Credo che dobbiamo decidere se farlo o no.

Sono sempre stata convinta, e ho cercato di farlo in ogni contesto lavorativo in cui mi sono trovata (e per fortuna non solo all'università), che sia importante che ognuno di noi agisca nell'ambito di lavoro in cui si trova. Siamo esseri eminentemente politici. Il nostro esistere, il nostro muoverci è politico.

Fare politica significa provare a cambiare quello che possiamo, a partire dalle cose minimali, provare a pensare ad un modo diverso in cui le cose possono andare. A me è sempre piaciuto muovermi in contesto femminista. E lì fare politica significa sì cercare di agire/incidere sulle grandi questioni ma anche partire da sé, da noi, dal nostro qui ed ora. Significa non vivere una separazione tra i grandi ideali e il proprio piccolo quotidiano. Fare politica significa anche mettersi in gioco con fantasia, con irriverenza. Significa darsi dei sogni. Crederci. Puntarci. Significa inquietudine.

Fare politica sul luogo di lavoro significa non viversi come scissi tra il centro sociale (o il collettivo, o il partito) e il lavoro, per chi è abituato a fare politica. Per chi non è abituat* a fare politica, per chi la fa per la prima volta, significa darsi un orizzonte diverso, uno spazio di pensiero, uscire dalla dinamica della vita privata e del lavoro.

Ora, noi in alcun@ abbiamo scelto di fare politica all'università. Contesto difficilissimo, contesto dove sì ci viene richiesta la massima accettazione dell'esistente, dove questa accettazione e l'abitudine all'obbedienza rischiano di insinuarsi anche nel nostro privato.

La domanda che mi pongo / che ci pongo è: lo abbiamo veramente scelto? Lo stiamo continuando a scegliere? Secondo me no. Forse dovremmo tutt@, io per prima, chiarirci, capire cosa vogliamo/cerchiamo dalla rete. Se pensiamo che valga la pena.

Presenze discontinue, convinzione discontinua, progetti non chiari. Non stiamo parlando di prendere un aperitivo insieme. Quello si può fare comunque. Più o meno spesso. Stiamo parlando di altro. Non voglio scrivere un messaggio serioso/borioso. Dovremmo essere secondo me seriamente sorridenti. Divertirci in quello che facciamo. Forse non siamo riusciti a farlo a sufficienza. Siamo stati, io per prima, troppo "seri". Bene. Allora divertiamoci.

Vie d'uscita? Personalmente ne intravedo alcune. Tutte possibili.

La prima (ma nell'ordine che darei sarebbe l'ultima): smettere di vederci, smettere con questa storia. Per chi fa politica all'esterno, continuare a farla. Per chi non la fa, vivere nel privato. Amici, storie, emozioni. Che ce ne frega dell'università. In fondo ci passiamo solo l'intera giornata (fisicamente per alcuni, virtualmente per altri). In fondo le dinamiche che viviamo lì (la precarietà le gerarchie le accettazioni) ce le portiamo dentro.

Da un lato sarebbe una scelta logica, dato il bilancio delle ultime volte. Dall'altro lato penso, davvero, sia un peccato. Non vorrei però che si continuasse per ragioni esistenziali o per senso del dovere. Non è quello. (Vorrei si continuasse per inquietudine e irriverenza, e anche per sogno).

Facendo un bilancio, abbiamo un sacco di cose raccolte. La cosa più bella è che siamo davvero un (movimento?) collettivo? autogestito. Siamo una realtà che esiste. E poi il rapporto con gli studenti, con alcuni sindacati. Con altre realtà di movimento. Con la stampa. E c'è sicuramente molto altro.

Nei giorni, nei mesi, negli anni passati, ci siamo divisi, scazzati, ci siamo anche annoiati. Ci sono stati periodi in cui eravamo tanti, poi meno, poi di nuovo tanti, e via di seguito. Siamo cambiati. Abbiamo passato e perso tempo insieme. Siamo molteplici e diversi. Abbiamo storie e percorsi, politici e personali, diversi. Abbiamo iniziato percorsi non proseguiti.


Ecco allora la mia seconda proposta (quella in cui credo): vederci, e discutere. Cosa vogliamo fare, dove vogliamo andare. Quale impegno / risorse vogliamo dedicare. Quali strategie.

Di fronti aperti ne abbiamo a miriadi.

1. La piattaforma. Portala avanti. Chiedere incontri col rettore. Pretenderli. Le varie questioni legate alla piattaforma. Quelle pratiche. Legate alla condizione di precarietà. Il dottorato senza borsa, i contratti per chi è docente a contratto, altro. Quelle strategiche. L'associazione. Quelle teoriche. Precarietà, salario, reddito. Le possibili iniziative per dare visibilità. I vari outing precari.

2. La ricerca: la proposta di science shop. Lavorarci. Fare un gruppo. Spendersi. Allargare, diffondere. Per il 9 a Pisa parlarne agli altri della rete nazionale.

3. L'università. La finanziaria. Parlarne. Promuovere iniziative anti-mussi o simili.

4. L'università. Il rapporto con gli studenti. Il 3+2, le riforme della didattica. Bene o male molti tra noi insegnano. L'anno scorso parlavamo con loro di seminari autogestiti o simili. Di forme di sapere altro.

5. Il precariato sociale, la precarietà esistenziale. Il rapporto con altre realtà che lavorano sulla precarietà. Aprirci ad altri. Promuovere iniziative comuni.

Troppi fronti, probabilmente. Per poche risorse. Ma allora vediamoci, parliamone, decidiamo. Decidiamo dove concentrarci e perché.

Allora, la proposta: vediamoci. Rivolta anche a chi ci legge soltanto, a chi è venuto e magari non viene da tempo, a chi viene da pochissimo, a chi c'è da sempre, a chi non è mai venuto ma ci ha pensato. Lunedi' prossimo alla linea alle 8? O vogliamo cambiare luogo e tempo dell'assemblea? Vogliamo vederci prima? Al VAG? All'università? Chiedere la disponibilità dell'aula occupata? Forse è meglio in un posto più tranquillo.

E' importante però che, almeno una volta, ci diamo il tempo di discutere.

L'odg potrebbe essere: chiudiamo baracca o proseguiamo? Se proseguiamo, perché e come?

Per favore rispondete, anche semplicemente per dire che questa discussione non ha senso.

Un abbraccio,

anna


Francesca

Cara Anna,
leggo la tua lettera e ti rispondo subito, perchè credo sia molto importante. Io sono abbastanza novella di politica. Sebbene mi sia sempre interessata ed abbia partecipato a cortei e manifestazioni ogni volta che ho potuto farlo, la partecipazione "attiva" è solo recente. Da quando ho incontrato questo gruppo. E devo dire che sono molto contenta di essere stata coinvolta, di essermi lasciata coinvolgere. Mi rendo conto, però, che spesso mi lascio prendere dalla pigrizia, e non partecipo con quell'entusiasmo di cui tu parli in questa lettera. E me ne dispiace, ma a volte non ce la faccio proprio. Io lavoro al pilastro, lo sai. E bisogna dire che il rettore passato ha fatto un gran bel lavoro: ha allontanato le facoltà, le persone, rendendo difficili i contatti, la partecipazione di chi lavora e studia qui, e nelle altre sedi distaccate, ad eventi che vengono, quasi sempre, organizzati in centro. Forse non è una giustificazione sufficiente, ma il disagio che provo io è lo stesso di tanti miei colleghi (e forse questo potrebbe essere un punto di discussione in qualche prossimo incontro?). Insomma, quello che voglio dire, per non farla tanto lunga, è che per me è molto importante che questo gruppo rimanga attivo, così come, come dici tu, è importante che ci si veda e si discuta su quali sono le priorità da affrontare e come proseguire. Quindi, non posso promettere che sarò assidua frequentatrice delle riunioni, ma posso promettere che farò tutto il possibile per esserci (nei passati due mesi ero negli stati uniti per lavoro per cui non ho potuto partecipare... non hanno ancora inventato il teletrasporto, purtroppo...).
Ci vediamo alla prossima riunione
A presto
Fri


PierLuigi

Anna bell'Anna ...
Io ci sono. Ci credo. Parliamone, su tutto ciò che già hai messo sul tavolo
e su molto di più...
Lunedì prossimo non sono sicurissimo di essere a Bo, ma a questo punto ora e
luogo è il meno...
E il dibattito continui!
Pj


Francesco

Cara Anna e cari tutti,


mi spiace davvero, ma come ho scritto sono reduce da un incidente in motorino di cui soffro ancora i postumi, e peggio di me sta la mia ragazza che si è azzoppata e ha bisogno di stare ferma - non è una scusa, lunedì prossimo ha la risonanza magnetica (guardacaso un lunedì).


Mi spiace anche perché sono uno tra i più assenteisti. Magari il giorno non è l'ideale? Magari è l'ora che non va? Facciamo un giro di consultazioni?


Francesco


Laura

Cara Anna e cari tutti, provo a rispondere alla tua mail molto bella. Prima vorrei solo dirvi che la mia mail precedente che seguiva quella (che mi era piaciuta molto) di Michele in lista nazionale voleva essere uno spunto di approfondimento, ma sicuramente sono riuscita a spiegarmi solo in piccola parte. In particolare dico questo perchè a tutto stavo pensando tranne che agli scatti.


Venendo alla mail di oggi, rispondo per ora solo parzialmente e probabilmente in maniera superficiale, perchè non ho avuto modo di riflettere davvero seriamente su tutti gli aspetti della cosa. Inoltre questa risposta apparirà sicuramente a molti di voi come estremamente individualista.


Pragmaticamente, credo che un impegno settimanale sia troppo per la maggior parte di noi; soprattutto la sera, in centro, dopo una giornata di lavoro a cui ne seguirà un'altra, all'ora di cena. Almeno lo è per me. Il bilancio costo/beneficio mi ha portato a dire che preferisco impegnarmi , per il momento, a costruire qualcosa , anche di politico, nella mia vita di tutti i giorni tra il lavoro pubblico e i rapporti privati. Come dici tu, Anna, siamo esseri politici nel nostro esistere, quindi ho la presunzione e l'utopia di riuscire a fare qualcosa anche
di giorno in giorno, nelle cose piccole.

Effettivamente non credo che la maggior parte di noi abbia scelto di fare politica in senso ampio mentre decideva di partecipare alle attività del coordinamento. Credo che quello che ci si aspetta dalla rete sia molto diverso per ciascuno di noi.


Inoltre non voglio che mentre cerco di combattere l'accettazione e l'obbedienza all'università, anche partecipando alla rete, analoghi legami crescano all'interno della rete stessa che li voleva combattere: scusate, so che molti non la pensano come me; ma fa parte del mio carattere sentirmi "troppo legata" più precocemente della maggior parte degli altri; ultimamente mi sono trovata a fare per la rete troppe cose che non avrei voluto fare, vuoi per timidezza, vuoi perchè non mi piace improvvisare su cose che non so, vuoi perchè fatico a rappresentare qualcosa che non sia me stessa soprattutto se le convinzioni non sono maturate in maniera comune. Ad esempio non riesco a mantenere i rapporti con l'intersindacale, e questo per una marea di motivi diversi (faccio fatica a mediare; chi sto rappresentando davvero?; non posso essere sempre disponibile ad ogni chiamata; avevo partecipato inizialmente solo come sostituto o adiuvante di altri che ne sanno più di me e non hanno più potuto seguire le cose...).


Tra l'altro, ritornando all'impegno settimanale questo non è l'unico , negli ultimi gg si sono moltiplicati gli impegni di tutti i tipi... e
secondo me ovviamente molti non riescono o non hanno semplicemente voglia di stare dietro a tutto.
Io personalmente non sono riuscita a trovare un punto di equilibrio tra partecipare alle cose che mi interessavano e sentirmi obbligata a farne molte altre che non avevo ancora maturato, o che semplicemente non avevo voglia di fare, o che semplicemente capitavano in un momento in cui avevo cose mie personali da fare. Alla fine ho gettato la spugna, almeno per il momento, e sono sparita, conscia del fatto che se fossi ricomparsa avrei dovuto lottare per non essere di nuovo coinvolta a tempo pieno in un momento in cui non volevo farlo.


Ultima cosa: a me ultimamente non sembrava più di agire per un miglioramento dell'Università o della società, ma per un qualcosa di autoreferenziale. Non so se siamo davvero un movimento, mi sembra più vero che avremmo potuto esserlo; cosa siamo non lo so. Daltronde non so neanche chi sono io, quindi la cosa non mi meraviglia.
E' un dato di fatto, secondo me incontrovertibile, che se ora Anna mollasse, il nodo bolognese della rete probabilmente non esisterebbe più, per quanto impegno ci abbiate messo tutti.

Per ora termino qui.


Personalmente proporrei una cosa: un momento di pausa meditativa seguito da un momento di incontro tranquillo e rilassato in giornata (un pomeriggio, una mattina), con della calma. Programmandolo in anticipo forse ci si riesce ad esserci.


Buona serata a tutti. Laura


Marco Bassi

Anna,

io non so se ci sono mai stato, comunque ai problemi di prima si è aggiunta la bronchite dovuta ai continui viaggi e all’impossibilità di riposare quando si inizia a star male…

Però credo che il problema essenziale sia il tempo che passa, e gli impegni di ognuno di noi. Il tempo è tiranno. Come dici un impegno a tutto campo, in una società così fortemente specializzata, finisce per non essere incisivo. Dobbiamo gestire il nostro tempo e le nostre energie. Io personalmente mi impegno di più nei settori in cui ho imparato a muovermi, o in quelli più vicini al mio problema immediato, giusto o sbagliato che sia.

Comunque appena riprenderò a viaggiare e a smaltire gli arretrati sempre più accumulati vorrei incontrarvi.

Ciao

Marco Bassi


 

Federico

carissima anna e cari tutti,
piccola parabola: ieri ero passato al bar la Linea, dopo ritardo dovuto da
rottura del treno, (da rientro per lavoro precario) alle 20,30 e fra
l'altro erano venute nuove persone, ma non vi hanno trovato.


Questo per dire che in un banale evento di vita quotidiana ci stanno dentro
tutti i problemi, peraltro segnalati già dalle mail di altri
intervenuti: tempo frammentato e il fatto che la forma del nostro lavoro ci
rende non solo nomadi ma MONADI (e i veneti fra noi non facciano
battutacce...:): isolati e poco sincronizzabili.


Condivido perfettamente la tua lettera per quanto riguarda il piano emotivo
e delle sensazioni;
(senza pensare al fatto che tu sei fra quelle che si è data più da fare);
ma un po' meno sul lato delle proposte e dell'analisi. Delle tante cose che
hai scritto (e di cui certo si parlerà poi) io ora vorrei riprendere solo
alcuni punti.
Secondo me il problema è che noi NON possiamo più pensarci come classico
"collettivo politico universitario": sia per motivi contingenti (tipo di
vita e lavoro), sia perchè questa modalità non funziona più: non funziona
più!!! lo si vede in giro!


Dunque cerchiamo di fare quel che possiamo e in forme nuove:
- certo un po' di agitprop (tipo allestire dossier e inchieste, fare
comunicati, anche se questo porta via del tempo)
- ma soprattutto inventiamoci interventi NOSTRI (a convegni, seminari);
(ad es. in questi giorni al vag stan discutendo di metter su iniziative
"sul tema del lavoro precario" con le forme del teatro forum e teatro
degli oppressi, cosa di cui parlava anche pj tempo fa)
- interveniamo per spargere idee (una delle pochissime cose di cui
disponiamo!!! dentro a convegni, e seminari);
- Rendiamoci più AUTONOMI: sinceramente non credo che funzioni più
inseguire le mobilitazioni altrui (di gruppi e sindacati), certo
interveniamo in queste quando possiamo (vedi le manifestazioni di queste
settimane) MA con i NOSTRI concetti, collegandoci semmai dopo;
- inventiamo con calma (!) eventi nostri (facile a dirsi, lo so...); tutti
da costruire (nel tempo!) certo, ma se andiamo all'inseguimento di altri
nessuno segue noi!
Insomma interveniamo soprattutto con CONTENUTI (sul sapere, stili nuovi del
fare ricerca, science shop ecc) e sulle FORME (incontri, seminari, forum,
spazi feste ecc
baci a presto fede


anna

Ehi, Pensavo di mettere sul sito questo dibattito, così ce lo andiamo a rileggere.
Due-tre cose. L'intento della lettera non era quello di provocare sensi di colpa o necessita' di giustificarsi. Ognuno in queste cose da' quel che puo', che vuole e che gli/le piace dare. Secondo me pero' e' importante che si decida, se si vuole procedere, quali strategie adottare, in quali ambiti muoversi. E chi fa cosa. Almeno in linea orientativa. Poi e' chiaro che tutt@ siamo precar@ e nomad@, per lavoro e per vita e soprattutto per scelte, e gli impegni si possono benissimo disattendere. Va bene cosi'.

Ancora, credo il problema sia chiarirci e decidere che tipo di impegno ognuno di noi vuole impiegare. Ad esempio, Laura, io credo che non ci sia nessuna necessita' di essere dentro l'intersindacale se nessuno ha voglia di starci dentro (io meno che meno, non credo sarei assolutamente indicata per mediazioni e poi perche' e' meglio, l'abbiamo sempre detto, che ci sia un precari@ etc.). Non mi sembra, tra l'altro, che starci dentro abbia prodotto granche'. Gli incontri con il rettore etc che abbiamo avuto li abbiamo avuti piu' come rnrp che in quanto parte dell'intersindacale.

Questo vale anche per le assemblee. Non e' indispensabile vederci ogni settimana. L'importante secondo me e' piu' cruciale quello che accade dietro, indipendentemente dagli aper o simili. Poi, e' chiaro, vedersi e confrontarsi aiuta.

Quanto alle modalita', sono sostanzialmente d'accordo con federico, circa il non farsi imporre le scadenze da altri e il non pensarsi come collettivo universitario classico. Con partiti e sindacati non mi sembra abbiamo mai avuto ottimi rapporti (ih ih ih!!!) Ci sono pero' delle situazioni in cui puo' essere importante essere parte di un qcosa, per non rischiare l'autoreferenzialita'. Non di partiti o sindacati, ma di movimenti. Circa la cosa di VAG, li' e' nato uno sportello anti-precarieta' (io sono stata una volta, si incontrano il giov pome alle 5). Gli studenti giov alle 3 (aula okk, se qcuno riesce...) vogliono iniziare a pensare ad un'inchiesta / uno sportello sulla precarieta'. Io con altre donne (eli delle comunicattive, altre etc.) probabilm faremo una videoinch sulla precarieta' (storie di donne). Si possono trovare varie sinergie. Varie ed eventuali.

Basta, non la voglio far lunga. Credo sia meglio vederci e parlare.

Due domande "pratiche":
Gia' in diversi ne avevano parlato (Fede, PJ, ne ho parlato ieri al tel con Marco Cervino che sarebbe interessato/disponibile). Ci va bene chiedere a Pisa (9 dicembre, giornata sull'universita' che vorremmo) di affrontare la questione dei saperi socialm utili / botteghe della scienza? (v. mio msg precedente). Si tratterebbe di un semplice intervento di 10 min, ma puo' essere l'occasione per riaprire il tema saperi, come si diceva di fare.

Per l'incontro: vederci la mattina o il pomeriggio mi sembra sia un'impresa, dati gli impegni di tutti.
Vagliamo le disponibilita' del giorno. Lunedi' alle 8 molti non possono, a quanto pare (francesco, pj).
Un pomeriggio, ad esempio martedi' o mercoledi' prossimo, dalle 6.30 in poi? Potremmo vederci all'aula okk o anche alla linea e poi pero' andare avanti a discutere, magari con aper o pizza o che ne so.
bacibaci anna


Marco Cervino

una lettera e' sempre piu' bella di una mail ("o' mercato e' cchiu' bell do o'
supermercato", diceva un mio amico di Bolzano-Bozen). Grazie Anna di aver
"perso il tempo" di scriverla.
Dunque, con tutta l'inquietudine di cui sono capace.
Sono sempre per il punto 2.
Vorrei fare per il punto 4. Gli studenti del "take your time" ci mostrano che
dopo i convegni, bisogna anche fare (aggiungerei dunque: make "your" job). Ci
stanno dando una mano, una vera guideline: non vogliamo essere riconoscenti?


A parte stringate battute, l'idea di spendere una mattina (magari un sabato
mattina) programmata da adesso per gennaio (settimana dal 15 al 20?) lanciata
da Laura, l'approvo.


laura

Dopo avere anche parlato con anna ci ho ripensato: continuo a rilanciare sulla mattina o pomeriggio, magari di sabato, quello che volete; inoltre personalmente sarò forse disponibile più avanti; se proprio non si vuole fare gennaio (che comunque forse darebbe tempo per la meditazione) si potrebbe fare poco prima di natale. Vista questa doppia anima della discussione in mailinglist, propongo in alternativa diplomatica:
-chi vuole e può si trova prima (di sera come alcuni dicono che sia ok; ribadisco però che per molti è scomodo, vedi anche mail di francesca) e poi si fa il brain-storming a gennaio
-si fa una pausa e il brain storming a dicembre avanzato (però o uno mette la casa, o si fa di pomeriggio/mattina): fissando una data un po' in anticipo ci si tiene liberi
-non si fanno pause, e allora il mio discorso un po' cade, perchè quello che chiedevo era un minimo di ...lentezza.
-si fa quello che viene senza aspettarsi nulla da nessuno (alternativa anarchica che ...forse preferisco...)
Laura


anna

D'accordo sullo spendere una mattina anche molto più avanti discutere, magari portando vari temi/relazioni, e di definirla prima.
In modo biecamente operativo (poco inquieto, o forse moltissimo), pero', credo che se vogliamo discutere dobbiamo farlo ora, in tempi non lunghissimi. Altrimenti rischiamo di fare come con la bottega (e spero che questo non si ripeta: organizziamo una fantastica giornata di discussione a settembre. poi quella giornata non c'e' stata. va tutto bene, lo abbiamo ripetuto, siam precari etcc., facciamo piu' progetti di quelli che riusciamo a portare a termine etc.)


Lunedi', mart, merc sera dalle 7 in poi? A chi va bene?
lun non puo', mi sembra, francesco e pj non e' sicuro. laura???
possiamo alex, io, fede, mi sembra daniele (un ragazzo di storia che e' venuto l'ultima volta), francesca, marco (avevi detto che potevi???). gli altri giorni?
ciao anna


 

Marco Cervino

Dal punto biecamente operativo sono invece in disaccordo con Anna. Non voglio
(prima che posso) partecipare a un incontro dove non c'e' il tempo e l'agio
(ammesso che ci sia la voglia) di approfondire quasi nulla. E' doloroso dire
no agli amici (Laura docet) ma necessario.


Mi impegno allora a realizzare, assieme a chi vorra', l'incontro di gennaio.


CHI: Marco, Anna, Laura, ... (aggiungersi esplicitamente)


Quando: una mattina o un pomeriggio (min 3 ore vere) tra il 15 e il 20
gennaio, escluso il 19 (cominciano a flocculare gli impegni...)


Dove: da stabilire (anche sui monti...?)


cosa:
e' quasi tutto da fare ma organizziamoci: cosa, come e in quanto tempo
ieri sera ho incontrato pj a un bell'evento di teatro-forum ( a propos. pj ti
sei segnato il sito dove archivieranno il tutto? me lo puoi segnalare?). Mi
sembra impossibile assumere in pieno quelle tecniche, ma qualcosa di piu'
divertente che il sequel di interventi verbali sarebbe stimolante...
Di cosa vogliamo parlare, di tutti i punti proposti da Anna ?
fuori le carte, a me interessano 2 e 4, da soli si prenderebbero 3 ore a darsi
un obiettivo un minimo ambizioso.
Ma altre modalita' e temi sono possibili, votate e spiegate.


Riflettete e palesate a proposito Entro E Non Oltre: diciamo la festa della
Madonna, l'otto dicembre.


ciao
M.


federico

allora io proporrei: chi può andare a pisa il 9 dicembre va (io potrei), a
raccontare, come diceva anna, di nuove forme della ricerca (sciencesh) e
docenza a contratto (caro marco segui l'ecclesiaste:-): c'è un tempo per
approfondire e un tempo per presentare, ecc ecc!);

> Quando: una mattina o un pomeriggio (min 3 ore vere) tra il 15 e il 20
> gennaio, escluso il 19 (cominciano a flocculare gli impegni...)::

x me in quei giorni ok, il 15?

> Dove: da stabilire (anche sui monti...?)

in una fac o struttura scientifica (agraria, cnr, ingegneria, o meglio:
all'aperto nei nuovi futuri spazi del navile sotto una tenda da circo!
circo della ricerca.... però le bestie le portano quelli di veterinaria;;

> cosa: ' quasi tutto da fare ma organizziamoci: cosa, come e in quanto tempo
> ieri sera ho incontrato pj a un bell'evento ...
...snip...
>... assumere in pieno quelle tecniche, ma qualcosa di
> piu' divertente che il sequel di interventi verbali sarebbe stimolante...

ottimo!!! anch'io, come vi avevo già scritto, avevo pensato alla stessa
cosa (ieri - immagino che tu stia parlando dell'evento sulla città - ero
passato al pomeriggio e all'inizio, quando la cosa era in parte ancora in
forma di convegno, nonostante già alcuni interventi dei teatranti; anzi
come han fatto ieri, sarebbe bello proporre delle irruzioni teatrali
nell'eventuale seminario;)

> Di cosa vogliamo parlare, di tutti i punti proposti da Anna ?
> fuori le carte, a me interessano 2 e 4, da soli si prenderebbero 3 ore a
> darsi > un obiettivo un minimo ambizioso. > Ma altre modalita' e temi sono possibili, votate e spiegate.

ok ottimo! ma possiamo poi anche condensare gli interventi a un pò meno di
tre ore!!

> Riflettete e palesate a proposito Entro E Non Oltre: diciamo la festa
> della Madonna, l'otto dicembre.

bene, e anche se laura ha ragione temo che i weekend e i sabati sia dura
trovarsi;
x me aper /(lun o mart h 19) resta ok, ma possiamo ogni tanto fare un
aper.approfondito magari a vag o a psic o dipcom, uno di stì meriggi?
saluti e baci feder


Francesca

Mi sembra un'ottima idea! Io posso offrire un sabato o domenica a gennaio a casa mia, con pranzo o cena inclusi e passeggiata rilassante nel bosco post brain storming. Che dite?
Per quanto riguarda gli incontri settimanali: è un po' un problema venire durante il giorno, ma se fosse la mattina presto (leggasi verso le 9 - 9.30) o il pomeriggio verso le 3, impegni di lavoro permettendo, si potrebbe anche fare. Qualche volta, non sempre...
Io il 9 non ci sono


Fede

ok a sto punto io propongo: benissimo per incontro ORGANIZZATIVO-TEORICO
METODOLOGICO PI§ AVANTI (dicembre gennaio);
ma manteniamo APERITIVO PRECARIO LUN O MART H 19 COME MOMENTO DI CONTINUITA
E DI SOCIALIZZAZIONE!! ciao f (poi magari si potrà anche saltare qualche
data ma non è questo l'importante)