Il domani di Bologna, 24 ottobre 2006-

L’ira dei ricercatori precari

«Siamo stati presi in giro».   Gli studenti: «E la didattica?»

LE REAZIONI AL MAGNIFICO. OGGI REPLICA DEL BLITZ RDB IN RETTORATO

Marco Bettazzi

Il Rettore punta sulla ricerca e la base risponde. Se da una parte i ricercatori precari di Bologna si sentono «presi in giro» dal ministro Mussi (e per questo sono andati a manifestare ieri a Ferrara, in occasione della sua visita alla città estense), le associazioni studentesche sono preoccupate che l’attenzione posta su questa parte dell’attività possa avere effetti negativi sulla qualità della didattica.

E intanto stamattina il personale RdB replicherà il blitz in rettorato di mercoledì scorso per ribadire le proprie richieste sul contratto integrativo.

«L’idea che ci siamo fatti - spiega Anna Borghi del gruppo bolognese della Rete dei ricercatori precari - è che al di là delle promesse fatte dal governo ci sia ben poco di che rallegrarsi. Ci sentiamo semplicemente presi in giro: il piano triennale di assunzioni prevede 5500 nuove regolarizzazioni, che sono addirittura inferiori alle 6500 attuate della Moratti nei tre anni precedenti, e l’Università continua a fondarsi sul lavoro dei precari, che secondo le stime più ottimistiche sono circa 55 mila ». Di ritorno dalle contestazioni contro il ministro Mussi a Ferrara, Borghi sottolinea che «l’Ateneo bolognese non fa eccezione ed è assolutamente in linea con lo sconfortante quadro nazionale. Noi per esempio abbiamo sempre chiesto un’anagrafe dei precari proponendo tavoli di programmazione al Rettore, che però non ci ha mai convocato».

«Si potrebbe usare il paragone della coperta – ironizza Francesco Mileno, di Sinistra giovanile - tirandola sulla testa c’è il rischio che restino scoperti i piedi. Siamo assolutamente d’accordo sull’importanza della ricerca, ma temiamo che in futuro ci siano ricadute sulla didattica. Come verrà stilato dal consiglio di Ateneo il prossimo bilancio?».

Preoccupazioni condivise da Stefano Biosa, dello Spazio sociale studentesco, che però va più in là e parla di opportunismo. «Quando i fondi venivano distribuiti in base ai numeri  l’Università di Bologna ha puntato ad accogliere più studenti possibili, ora che si chiede ricerca sono tutti lì a gridare “Evviva la ricerca!”. Temo che non sia una strategia scelta dall’Ateneo - continua – ma un adeguamento a voci di bilancio che vanno rispettate ».

«Siamo contrari a qualsiasi taglio della spesa sociale - commenta Alvin Palmi di Rete universitaria - ma non mi sembra che il Rettore sia particolarmente aperto al dibattito. Per questo stiamo organizzando per giovedì pomeriggio un’assemblea aperta a tutti».