Precari, protesta per raccomandata
Tremila lettere dei ricercatori dell’Ateneo al rettore Calzolari: «È ora di applicare la
Finanziaria e cominciare ad assumerci». Ma è rebus sull’interpretazione della legge

Luca Molinari

Intaseranno la buchetta delle lettere del rettore Calzolari. Sulla carta chiedono una cosa molto semplice: l’applicazione della Finanziaria. Tradotto, l’assunzione dei precari dell’università, quei ricercatori e docenti senza cattedra che da anni svolgono lo stesso incarico dei docenti di ruolo senza averne lo stipendio e l’inquadramento
professionale.
La Rete dei ricercatori precari di Bologna ha organizzato, infatti, una vera e propria campagna di mobilitazione a suon di raccomandate per chiedere
la regolarizzazione e la messa in ruolo dei docenti. Fino a finemese sarà possibile inviare all’Ufficio personale del Rettorato l’apposita domanda. «Deve
essere fatto nel maggior numero di copie possibile, in modo da denunciare lo scandalo del precariato in Ateneo», spiega Anna Borghi, portavoce della
Rete precari.
Numeri alla mano alla fine sulla scrivania di Pier Ugo Calzolari potrebbero arrivare ben 3.000 lettere con annessa richiesta di assunzione a norma di legge Finanziaria.
«Non chiediamo una sanatoria come fu negli anni ’70, ma che l’Università - incalza Borghi - si impegni a rafforzare l’organico fino
coprire tutti i posti ora vacanti e assegnati a precari ».
A detta di chi da anni lo vive sulla propria pelle, il precariato in Ateneo viene descritto come una vera e propria piaga: i precari dell’Alma Mater bolognese
infatti sono il 57% del totale del personale, appunto oltre 3.000 tra ricercatori e amministrativi.
«Una situazione paradossale a cui la Finanziaria, senza però stanziare i fondi necessari, cerca di dare risposta», spiega Borghi
che chiede al rettorato di muoversi in tal senso. Con una sana dose di realismo, gli organizzatori dell’iniziativa “una raccomandata per il rettore”
non chiedono “tutto subito”.
«L’Ateneo deve assumere il personale necessario, per chi resterà precario vanno assicurati contratti che prevedano forme di maggiore
tutela, a partire dalla malattia», spiega Francesca Scandellari, ricercatrice di Agraria che per la Rete precari segue la realizzazione di un’anagrafe
dei ricercatori senza contratto.
Per ora dai piani alti dell’Ateneo non arrivano commenti ufficiali, ma si fa notare come gli articoli della Finanziaria citati dalla Rete in realtà parlino
di “pubblico impiego”, categoria alla quale non appartengono i dipendenti dell’Alma Mater. E così già si annuncia una battaglia a suon di interpretazioni
legali sulla vicenda.