MERCOLEDÌ, 22 NOVEMBRE 2006

Pagina XV - Bologna

Sono 4.124, esclusi gli specializzandi di medicina.
 Mentre gli strutturati sono 3.107

Un Ateneo fondato sui precari
Il 57 per cento senza posto fisso


Ilaria venturi
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«VOGLIO andare ai convegni all´estero. Ma devo andare a piedi». Firmato: dottoranda senza borsa. «Sono un professore a contratto. In realtà il mio contratto verrà firmato dopo che avrò finito il corso». Firmato: professore senza contratto. «Sono un gosth writer. La mia baronessa apprezza molto come scrivo. E´ bello scrivere per gli altri, almeno ti senti buono». Firmato: precario che firma sotto falso nome. «Crescere un figlio o un´idea? Ho dovuto scegliere». Firmato dottoranda creativa, ma non procreativa. In forma ironica, la Rete dei ricercatori precari di Bologna ha raccolto le testimonianze degli «invisibili» dell´Alma Mater. Per denunciare la crescita dell´esercito dei precari in università. A Bologna i ricercatori hanno fatto i conti: specializzandi in Medicina esclusi, i precari sono 4.124, il 57% sul totale del personale. Gli «strutturati» (ricercatori di ruolo, professori associati e ordinari) sono 3.107. «Avevamo molte aspettative, questa Finanziaria ci ha deluso», dice Anna Borghi, ricercatrice a Psicologia, voce della Rete. «Investire sulla ricerca significa anche dare garanzie di stabilità». Così la Rete dei ricercatori precari ha deciso di far parlare chi non ha voce pubblicando sul sito alcune testimonianze. Storie di vita, raccontate nell´anonimato per non subire ritorsioni. «Sono storie reali che ci sono sempre state», riconosce Anna Borghi. «La precarizzazione massiccia invece è fenomeno di questi ultimi anni.
E questo rende ancora più pesanti le condizioni di lavoro nelle Università». Ci sono i dottori di ricerca, giovani in formazione.
«Ma chi non ha la borsa di studio fa fatica: come fai a mantenerti, a pagarti le tasse e la partecipazione ai congressi?», si chiede una dottoranda senza borsa, appunto. «Ho vinto il dottorato di ricerca senza appoggi, non l´avevo nemmeno detto al mio professore della tesi. Ma lo sto facendo per passione, il mio lavoro è un altro. Non dovrebbe essere così». I tagli in Ateneo peseranno sugli oltre tremila contratti per la didattica e la ricerca. «Da sei anni mi rinnovano gli incarichi di insegnamento, con i contratti più disparati e a mille euro lordi a corso. Mi sono mantenuta con secondi e terzi lavori. `Un giorno ti sarà riconosciuto´, mi è sempre stato ripetuto. Ora invece mi viene detto che taglieranno i contratti. E così buttano via la mia esperienza e sei anni di vita in Università», racconta una giovane ricercatrice.
Poi ci sono i ricercatori con la borsa di post dottorato o con l´assegno di ricerca, generazione che sfiora e supera i quarant´anni e che è ancora appesa a un filo. Il cuore del precariato universitario. Cervelli costretti ad emigrare. Angelo Mangini è tra questi. Una laurea in Lettere, quindi il dottorato a Italianistica, il post-dottorato, l´assegno di ricerca. Con periodi di vuoto (ovvero di attività non pagata) tra una borsa e un´altra. «Per fortuna quando io ero in attesa lavorava, sempre come ricercatrice precaria, mia moglie. E viceversa. Ci siamo sostenuti a vicenda - racconta - Ma ora sono arrivato a un punto in cui l´incertezza si è fatta davvero pesante». Attendere un nuovo assegno di ricerca annuale. Sperare nel fantomatico concorso da ricercatore e competere per un posto con i tanti che sono in fila da anni. «Con questa Finanziaria non si sa nemmeno se ci saranno e come saranno i nuovi concorsi. Visto l´incertezza della situazione italiana non mi sono sentito di rifiutare l´offerta di un´università inglese». Angelo Mangini da gennaio sarà professore di ruolo, «lecturer», in Letteratura italiana all´Università di Exeter. «All´estero valutano il tuo lavoro e le tue capacità a prescindere dai rapporti di conoscenze che hai. Sono stato assunto in base al mio curriculum e con un posto fisso. Il problema del sistema italiano è che riesce a preparare studiosi di qualità, ma spesso non riesce a cogliere il frutto di questo investimento anche a causa della scarsa mobilità tra atenei. Facendo tesoro dell´esperienza all´estero, spero di poter rientrare».
(ilaria venturi)