Sintesi - Assemblea Nazionale di Bologna 20-21 gennaio '07
All'assemblea hanno partecipato i nodi di Torino, Bologna, Ferrara, Siena, Pisa, Roma e Napoli. Complessivamente circa 50 persone il sabato, meno la domenica. Il sabato alla plenaria sono stati tenuti diversi interventi da uno o più rappresentanti di ogni nodo in relazione a vari temi. La domenica abbiamo lavorato in prevalenza divisi in tavoli/gruppi di lavoro. L'assemblea plenaria conclusiva ha fatto proprie le proposte elaborate dai 3 tavoli.
Metodo: si è deciso che da ora in avanti l'assemblea e' sovrana, ovvero le decisioni prese all'assemblea nazionale valgono, indipendentemente da eventuali critiche/discussioni che possano aver luogo in seguito nella mailing list.
Il sabato si è parlato di: 1. Le novità: Europa e 3+2, governance, valutazione e agenzia di valutazione, reclutamento e concorsi. 2. Le vertenze: Oltre il 3+2: iniziative possibili, docenze a contratto, dottorato. 3. Le strategie: rapporti con le istituzioni, nuovi strumenti per la ricerca (scienza socialmente utile e science shop), reddito e welfare. Per un'analisi dettagliata degli interventi rimandiamo al report (qui sotto).
Quanto si e' deciso all'assemblea e' quanto emerso dal lavoro condotto collettivamente nei tavoli da membri di più nodi. Queste, in sintesi, le decisioni prese dai 3 tavoli e assunte dall'assemblea domenica:
a. docenze a contratto e reclutamento. Si è deciso di lanciare a livello nazionale una campagna sulle docenze a contratto, nelle varie città in cui siamo presenti. Per quanto riguarda il reclutamento abbiamo volontariamente scelto di non occuparci delle modalità concorsuali. Lo scopo delle proposte emerse è puramente politico e consiste nella necessità di creare una coscienza politica nei precari dell'Università. Da qui la proposta di creare una lista di idoneità aperta, priva di scadenza, per macroaree, cui si acceda per soli titoli, con requisiti minimi bassissimi (dottorato non necessario), idoneità spendibile nei concorsi pubblici e prerequisito necessario per fare i docenti a contratto. La commissione di valutazione dovrà essere formata da tutti gli afferenti alla macroarea (ricercatori associati ordinari) e sarà formata per sorteggio ad esclusione. L'obiettivo è quello di formare una tipologia di precari "idonei" a partecipare ai concorsi, idonei disposti a mobilitarsi per i diritti che avranno ragione di reclamare. Seguiranno i concorsi cui potrà partecipare solo chi è iscritto alla lista di idoneità. I concorsi, a cadenza annuale, potranno essere locali e prevederanno una selezione sui titoli ed eventualmente per colloquio sui titoli. Le commissioni saranno elette con lo stesso criterio adottato per l'idoneità nazionale. I vincitori dei concorsi dovranno essere assunti immediatamente. Queste proposte saranno portate avanti sia nel contesto dell'intersindacale che dei (vari ed eventuali) tavoli con Mussi & c.
b. Europa. a maggio ci sara' l'incontro europeo a Londra in cui si fara' il punto su Lisbona e Bologna. Si è deciso di elaborare un documento di critica nei confronti della costituzione della cosiddetta societa' della conoscenza in Europa, voluta e portata avanti dalle lobby imprenditoriali. Questo documento riguardera' sia la didattica (il processo di bologna, il nuovo modo di intendere il dottorato etc.) che la ricerca (il nuovo programma quadro FP7).
c. welfare, reddito, science shop. Si e' deciso di individuare alcune proposte che, all'interno di rivendicazioni più generali comuni a tutt* i precar* (reddito et al.), riguardano specificamente la condizione dei precari della ricerca. A proposito del legame con altre realtà di precar*, si è deciso di prendere parte alle iniziative/mobilitazioni proposte dalla rete per il reddito sociale. Per quanto riguarda le specificità dei precar* della ricerca, rivendichiamo la possibilità per i precari di proporre e gestire progetti di ricerca in piena autonomia (si veda l'esempio dei progetti strategici di ateneo a Bologna), e richiediamo forme di mobilità per precari e studenti. Alcuni esempi di possibili direzioni relative alla ricerca: l'esperienza dei cosiddetti science shop, l'esperienza di percorsi di sapere autogestito e di autoformazione, in collaborazione con gli studenti (si veda ad esempio ESC a roma). Si tratta di punti da approfondire e da rivendicare ad esempio ai tavoli su ammortizzatori sociali. Si è deciso di utilizzare come eventuale strumento per proposte etc. la rivista online messa a disposizione dal nodo di Siena.
Dove trovare informazioni più dettagliate:
a proposito degli interventi del sabato: nel report.
a proposito delle proposte dei 3 tavoli: nel report per il tavolo su docenze a contratto e reclutamento. Per quanto riguarda gli altri 2 tavoli dovrebbero uscire documenti elaborati da coloro che ai tavoli hanno partecipato.
La prossima assemblea nazionale sara' il 10-11 marzo a Napoli.
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REPORT VERSIONE LUNGA
Ciao a tutt*. Ecco finalmente il report. Per favore integrate perche' sicuramente mancano informazioni e in certi punti ci sono lacune, scorrettezze, interpretazioni piu' o meno libere.
Due cose ci preme ripetere:
la prima che noi di Bo ringraziamo tutte e tutti e abbiamo gia' e ancora profonda nostalgia
l'altra che l'assemblea e' stata fantastica grazie al contributo di ognuno. Unica cosa che non ha funzionato la nebbia nei cieli bolognesi ma per quella ci attrezzeremo (poi la prossima assemblea sara' a Napoli e di sicuro sara' un'altra cosa).
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Report dell'Assemblea Nazionale di Bologna 20-21 gennaio '07
Titolo proposto da alcuni: Bologna Process 2 ovvero Da Bologna a Bologna (si
scherza).
All'assemblea hanno partecipato i nodi di Torino, Bologna, Ferrara, Siena, Pisa,
Roma e Napoli. Il sabato alla plenaria eravamo una cinquantina di persone (conteggio
di Alvin: 47 partecipanti, e chi lo conosce sa che Alvin quanto a conteggi è
"peggio" della questura), la domenica abbiamo lavorato in prevalenza
divisi in gruppi di lavoro.
Due cose pratiche importanti:
a. si e' deciso che la prossima assemblea sara' a Napoli il 10-11 marzo
b. si e' deciso che l'assemblea nazionale e' sovrana e le decisioni che vengono
prese valgono, indipendentemente da eventuali critiche/discussioni in mailing
list.
Brevissima nota metodologica:
all'assemblea si sono costituiti 3 tavoli che sostanzialmente hanno lavorato
per elaborare dei documenti. nella sintesi che abbiamo inviato sono illustrati
per esteso i punti emersi dal tavolo sul reclutamento, mentre le altre sintesi
sono sommarie. Dovrebbero pero' uscire documenti un po' piu' ampi scritti da
coloro che ai tavoli hanno partecipato.
quanto si e' deciso all'assemblea e' quanto emerso dal lavoro condotto collettivamente
nei tavoli da membri di piu' nodi. Alcune proposte formulate durante gli interventi
sono poi state riviste e modificate nei tavoli, in certi casi anche dalle stesse
persone che le avevano inizialmente formulate. Per chiarezza abbiamo pero' pensato
di riportare tutti gli interventi. Le decisioni prese dall'assemblea sono pero'
quelle prese nei tavoli.
In estrema sintesi:
a. docenze a contratto e reclutamento. lanciare una campagna sulle docenze a
contratto e delineare alcuni punti su cui concordiamo a proposito del reclutamento.
b. europa. elaborare un documento sull'europa (processo di bologna, 3+2, dottorato,
finanziamenti europei etc.).
c. welfare, reddito, botteghe della scienza. elaborare un documento su questi
temi e individuare alcuni punti che possono rappresentare delle specificita'
della condizione dei precari della ricerca. si tratta di punti su cui lavorare
e eventualmente da rivendicare ad esempio ai tavoli sugli ammortizzatori sociali.
se non fosse chiaro, il legame con le botteghe della scienza nasce dal fatto
che una delle esigenze primarie, oltre a reddito et al, consiste nel possibilita'
per i precari di condurre
ricerca in modo libero e autonomo (e da qui anche l'idea di ricerca socialmente
utile), indipendentemente dal proprio rapporto con gerarchie e cordate varie,
e di essere pagati per farlo.
Qui sotto i vari interventi. In fondo Francesca ha sintetizzato anche quanto detto in assemblea dai "portavoce" dei vari tavoli (qui sotto) - dovrebbero pero' uscire documenti un po' piu' ampi scritti da coloro che ai tavoli hanno partecipato.
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Interventi:
Europa: Londra 2007 (Siena)
A maggio si terrà a Londra il summit dei ministri dell'Università dei paesi della Unione Europea. Il summit segue quelli avvenuti a Bologna (da cui è partito l'ormai famoso "Processo di Bologna", base della riforma degli studi universitari) e a Lisbona.
Il VII programma quadro si propone di sviluppare e sostenere ricerca ed innovazione.
In particolare sono previsti considerevoli incentivi alle imprese che investono
in ricerca&sviluppo, incentivi che riguarderanno anche la piccola e media
industria. Essendo stato fissato il minimo del 3% del PIL di investimenti alla
ricerca, e' chiaro che i singoli stati dovranno impegnarsi a raggiungere questo
scopo. In teoria poi lo stato dovrebbe essere in grado di acquistare i prodotti
ottenuti da questi incentivi in modo così da poter godere dei frutti
della ricerca.
Si parlerà anche dell'istituzione di un brevetto europeo comprendente
anche le scoperte informatiche. Contemporaneamente pero' vengono incentivati
lo sviluppo e la diffusione dell'open source in quanto si ritiene di primaria
importanza permettere la diffusione dei sapere (???).
A livello propagandistico lo scopo di queste azioni è la crescita del
benessere e dell'occupazione. Tuttavia (v. relazioni tenute a Pisa) è
da notare che fin dal processo di Bologna a tutti i summit vi era la presenza
massiccia dei privati del mondo dell'industria e dell'economia (l'UNICE, l'unione
degli industriali europei) che rappresentavano, quindi, interessi ben precisi.
Tanto è vero che l'UNICE è presente anche nelle commissioni che
gestiscono i fondi anche di grandi progetti quali quello Galileo il che è
un chiara indicazione che è l'industria che indirizza le linee di ricerca
e ne gestisce i meccanismi di controllo.
Il cammino del VII programma quadro, influenzato quindi ampiamente dagli industriali
europei, deve essere reso agevole modificando la "governance" degli
Atenei di cui si è parlato nel secondo intervento dell'assemblea.
Appare chiaro da tutto questo la necessità a livello europeo di difendere
lobby ben precise. Ad esempio si intende investire in ricerca di base, in settori
"sicuri" come le nanotecnologie, l'energia, la comunicazione, la difesa.
Vi è per esempio un grosso interesse nella ricerca sugli armamenti ad
alto investimento tecnologico. Tutto questo dà anche un quadro abbastanza
preciso degli indirizzi politici della EU nei prossimi anni.
Sul piano politico, 2 problemi: chi ha legittimato a portare avanti questo processo?
Quale il ruolo dei nostri "rappresentanti" politici?
Riassumendo a Londra si parlerà di
- parametri valutativi
- mobilità di studenti e personale
- rapporti con paesi extraeuropei
- dottorato come 3° livello di formazione
Come possiamo prepararci a questo appuntamento? La nostra priorità consiste
nello scardinare questo tipo di processo europeo. Per farlo occorre elaborare
un documento, una sorta di piattaforma nazionale, in cui si ribadiscano:
- il nostro rifiuto del controllo dei saperi da parte delle lobby economiche;
- il nostro rifiuto del processo di Bologna, Lisbona etc.;
- la necessità, coordinandoci con altre realta' di precari europee, di
prendere le distanze dalle politiche dell'attuale governo, dei partiti e dei
sindacati che agiscono per implementare questo processo europeo
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Governance (Torino)
Il politecnico di Torino sarà l'esempio pilota di "governance" in Italia. L'idea di governance si inserisce appieno nel processo delineato nel primo intervento.
A Torino si e' tenuta una assemblea di Ateneo sulla governance cui hanno partecipato
anche studenti e precari (i precari a Torino non sono organizzati, mentre gli
strutturati hanno costituito un gruppo chiamato Poliforum, si vedano i messaggi
di Michele su dibattito). Da tale assemblea è emersa in primo luogo la
necessità di rifiutare il termine "governance". Questo termine,
spesso considerato semplicemente un sinonimo "neutro" di "governo",
in realtà implica la tendenza ad eliminare ogni possibilità di
dissenso / a superare ogni forma di conflitto.
A Torino c'è anche il dottorato industriale, finanziato dall'impresa,
durante il quale lo studente lavora nell'industria nella speranza poi di essere
assunto. Alla fine del periodo però l'industria può liberamente
brevettare i risultati della ricerca impedendone la pubblicazione (è
successo realmente a David Barbato).
Il documento pubblicato dalla conferenza dei rettori nel 2004 delinea i criteri
fondamentali alla base del concetto di "governance".
- rettore eletto solo dagli strutturati (e da pochi rappresentanti degli studenti
e del personale TA)
- viene eliminato il senato accademico ed il consiglio di amministrazione (che
era stato istituito con la legge quadro 168/89 sull'autonomia universitaria).
Ad esempio il direttore amministrativo viene nominato direttamente dal rettore;
- il rettore, unico garante dell'autonomia degli atenei, avrà dunque
ampio potere esecutivo e decisionale.
Ci dovrebbe essere un ente esterno che deve valutare l'operato dell'universita'.
Questa authority dovrebbe essere composta da membri dell'universita', del ministero
e anche da membri che siano espressione della societa' civile. Le entrate degli
atenei dipenderanno dagli esiti di questa valutazione. E' chiaro che riusciranno
ad ottenere piu' fondi gli atenei che si troveranno in territori economicamente
piu' sviluppati.
In generale: il sistema della "governance" prevede una gestione più
flessibile, ma per fare ciò è necessario instaurare processi di
gerarchizzazione piuttosto che di democratizzazione negli atenei.
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Valutazione (Roma)
La valutazione degli Atenei viene fatta in base al numero di studenti (numero e tempo che impiegano a trovare lavoro una volta laureati, tempo di laurea) e sul numero di pubblicazioni, sull'efficienza nel trovare fondi, ecc.
Se la valutazione viene tipicamente utilizzata per i fondi straordinari, il
problema è che si vorrebbe utilizzare la valutazione anche per il finanziamento
ordinario (che è quello, per intenderci, utilizzato per pagare gli stipendi).
Questo potrebbe significare uno stimolo a migliorare per tutti, ma potrebbe
anche facilmente aumentare le disparità creando universita' di serie
A e di serie B. Si rischierebbe cosi' di creare circoli "viziosi",
per cui chi fa bene ottiene di più ed ovviamente l'anno dopo farà
ancora meglio (bell'analogia: in un gran premio di formula uno la macchina che
vince l'anno successivo avrà la benzina migliore). Alla lunga questo
potrebbe voler dire la chiusura degli atenei più scadenti. Questo potrebbe
anche essere un bene se poi si permettesse alle persone di muoversi liberamente
laddove sono rimasti gli atenei. E a questo argomento si aggancia la necessità
di ottenere un reddito di cittadinanza che permetterebbe a chi abita in zone
svantaggiate di spostarsi. Dal momento che non è così si creerebbe
fissità e disuguaglianza perché solo chi già se lo può
permettere, o è tanto fortunato da essere nato in un luogo con una buona
università, potrà goderne.
In sintesi, dunque: occorre evitare di rifiutare a priori la valutazione per evitare autoreferenzialita'. Al tempo stesso, il concetto di valutazione va deneutralizzato e vanno mostrate le relazioni tra la valutazione e la definizione di un "progetto" per l'universita'. Uno dei problemi piu' gravi dell'universita' e' che non e' chiaro quali siano i suoi compiti. Bisogna quindi innanzitutto chiarire su quali sono i compiti dell'Università pubblica. Da questo obiettivo deriveranno automaticamente i criteri di valutazione e finanziamento. E chi decide dovra' prendersi delle responsabilita' se il sistema/tipo di universita' che propone non funziona.
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Reclutamento e concorsi (Ferrara)
Attualmente il 90% dell'FFO può essere destinato ai dipendenti. Le università al momento hanno la possibilità di fare dei concorsi da ricercatore perché mancano i decreti attuativi della 230 (legge Moratti) e il nuovo stato giuridico della docenza. Domani le università utilizzeranno il loro budget esclusivamente per gli avanzamenti di carriera perché costano meno.
In marzo uscira' il decreto per i concorsi banditi dalle università (in
finanziaria non è previsto un concorso nazionale) ed è molto probabile
che cambieranno le modalità sia per i concorsi straordinari che per quelli
ordinari.
I professori più anziani andranno in pensione entro il 2013, ma da qui
ad allora avranno tutto il tempo per controllare l'esito dei concorsi, soprattutto
se fatti per macroaree che aumentano il pericolo di controllo. Le macroaree
saranno la tomba del merito perche' facilmente gestite dai gruppi piu' potenti.
La proposta, quindi, consiste nell'innalzare i requisiti minimi di accesso ai concorsi.
Alcuni esempi degli aspetti piu' "generali" di questi requisiti, che
dovrebbero essere specifici per settore: - per i concorsi da ricercatore, necessita'
del dottorato, dimostrazione di essere in grado di fare ricerca originale e
di qualita' in modo autonomo; - per i concorsi da associato, dimostrazione di
essere in grado di attrarre e gestire fondi, di coordinare un gruppo di ricerca,
di guidare il lavoro di ricerca dei dottorandi, etc. etc.
Oltre il 3+2: iniziative possibili (Pisa)
Sono noti gli effetti del 3+2 sulla didattica, la frammentazione degli esami che ha comportato etc.
Piu' specificamente, il 3+2 ha avuto effetti nefasti in vari ambiti:
- sulla vita degli studenti, intesi sempre piu' come precari in formazione.
- sulla composizione del corpo studentesco. L'idea di "formazione permanente" ha portato, in particolare al sud, a far si' che molti studenti over 40 seguano corsi di riqualificazione professionale a beneficio dei privati i cui costi sono a carico dell'universita' pubblica. [questo tema e' stato dibattuto]
- sul rapporto tra le universita' e il territorio. Si sono moltiplicate le sedi
decentrate; gli atenei hanno aumentato l'offerta per "competere" sul
mercato della formazione. Un esempio: in Sicilia c'e' stato un notevole incremento
delle lauree triennali, incentivato dai potentati locali.
Anche se buona parte dei docenti sono insoddisfatti del 3+2, la critica del
mondo accademico nei confronti del 3+2 e' riduttiva. Si propone semplicemente
- e non e' un caso che si tratti di una proposta accolta da Mussi - di ridurre
il numero di esami. Questa proposta non si accompagna ad un'analisi critica
della funzione dell'universita' e del ruolo del sapere.
Occorre dunque:
- analizzare il 3+2 in un quadro di piu' ampio respiro ragionando sulla funzione
sociale del sapere;
- portare avanti un'analisi critica del 3+2 inserendola in una prospettiva europea;
- coinvolgere e intensificare i rapporti con gli studenti (es. fare iniziative
in marzo aprile, in preparazione alla conf. di Londra a maggio);
- stare dentro i percorsi della MayDay.
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Docenza a contratto (Siena)
Si rimanda al messaggio inviato da Massimo a dibattito, che raccoglieva i punti
principali del suo intervento. (grazie massimo) Alcuni punti/proposte sono poi
stati rivisti e modificati dal gruppo di lavoro (v. report che segue).
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Dottorato (Roma e Torino)
Si rimanda al documento elaborato dai dottorandi di Roma, che Sergio ha presentato
ampliandolo. (Si potrebbe inviare su dibattito?)
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Rapporti con le istituzioni (Napoli)
Cosa si è fatto: Abbiamo avuto relazioni con le istituzioni locali, nazionali, e le organizzazioni politiche. Essendo noi una forza nazionale, occorre avere contatti ufficiali con tutte queste istituzioni a tutti i livelli.
- istituzioni locali (innanzitutto le regioni che sono il principale filtro
dei finanziamenti europei: es. Campania; nelle universita' i rettori, le amministrazioni,
i dipartimenti, i consigli di facolta'),
- istituzioni nazionali (il parlamento, la VII commissione di Camera e Senato,
il governo, ovvero il ministro con i consiglieri e sottosegretari, Modica e
Dalla Chiesa). Si sono già aperti dei tavoli politici con rappresentanti
del governo (ministero di Università e ricerca, e ministero della funzione
pubblica Nicolais)
- organizzazioni sindacali. Occorre avere contatti ufficiali con loro.
Docenti universitari e magistrati sono le uniche categorie che non hanno un
contratto nazionale.
A Londra 2007 dovremmo essere in grado di verbalizzare il malessere dell'università, di porre la problematica del reddito per i lavoratori atipici e dell'universalizzazione delle tutele.
Dal momento che al momento la RNRP non ha forza numerica è assolutamente necessario costruirla politicamente, la forza numerica verrà di conseguenza. Anche perché c'è da notare che è passato un anno dall'insediamento dell'attuale legislatura e questo fatto va utilizzato politicamente. È necessario costruire concetti nuovi e smontare i processi in atto.
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Scienza socialmente utile e science shop (Bologna)
A proposito di libera circolazione dei saperi, e dei dibattiti sul rapporto tra il "dentro" e il "fuori" dall'universita'.
Quali i vantaggi di una proposta come quella, elaborata inizialmente in Olanda,
di science shop (botteghe della scienza, bruttissima traduzione):
- puo' riguardare gruppi trasversali di persone interne ed esterne all'universita':
studenti, dottorandi, ricercatori, altro
- puo' costituire un elemento di raccordo forte con la societa' civile, e puo'
portare a promuovere una scienza socialmente responsabile.
Se si guarda piu' direttamente alla ricerca:
- puo' portare ad elaborare forme di sapere libero e consapevole
- puo' consentire di superare le divisioni tra settori disciplinari, promuovendo
ricerche inter- e multidisciplinari
- puo' consentire di superare forme di valutazione istituzionali, per promuovere
forme di valutazione che provengano dalla societa' civile
- puo' consentire di scardinare meccanismi gerarchici attraverso la richiesta
di finanziamenti da parte di gruppi "trasversali", o solo di precari
etc.
- puo' anche promuovere forme di autoformazione, anche tramite riconoscimento
con crediti formativi (per gli studenti).
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Welfare. Reddito (Roma)
La rete si muove tra due tendenze contrapposte, con relativi rischi: quello di autoreferenzialita' e quello di eccessivo pragmatismo, ai limiti del cinismo. Per evitare questi rischi occorre percorrere due strade, una all'"interno" dell'universita' ed una all'"esterno".
La prima consiste nell'incentivare / promuovere il rapporto con gli studenti.
La proposta: arrivare per esempio nel maggio 2007 a chiedere provocatoriamente
di "valutare" il 3+2 (si veda mail di Luca Tomassini, che propone
di "rilanciare" sulla valutazione chiedendo di valutare il 3+2).
All'esterno, occorre raccordarsi con altri precari ponendo al centro la questione
della modifica del welfare state. Questo significa continuare a fare vertenze
locali nei singoli atenei per chiedere diritti immediati per i precari, ma anche
aprirsi a livello nazionale ad altre realta' autoconvocate di precari per promuovere
forme di autorappresentanza. La proposta: elaborare alcuni punti che potrebbero
riguardare specificamente i precari della ricerca nell'ambito di un documento
piu' generale da discutere agli eventuali "tavoli" sul reddito.
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Fin qui gli interventi. Ha fatto seguito il dibattito e, la mattina successiva,
3 tavoli che hanno elaborato proposte poi accolte dall'assemblea.
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Tavoli tecnici
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Docenze a contratto e reclutamento (concorsi)
Per quanto riguarda le docenze a contratto siamo giunti a porre alcuni punti
importanti coi quali chiedere la riforma della figura della docenza a contratto:
- deve esistere un contratto unico (quindi devono essere eliminati i contratti
di tipo B e C, rimanendo in essere solo quello di tipo A) a livello nazionale
- il contratto deve essere biennale e comprendere tutte le tutele accordate
agli strutturati
- contratto può essere rinnovato a patto che alla fine del secondo biennio
il corso tenuto dal docente a contratto venga messo a concorso
- la retribuzione deve essere pagata mensilmente, calcolata sulla base delle
ore effettive lavorate (quindi non solo lezioni, ma anche ricevimenti, tesi,
ecc); si pensava comunque di fissare un tetto minimo pari al IV livello dei
metalmeccanici
- i docenti a contratto devono essere presenti in tutti gli organi accademici
con diritti di elettorato attivo e passivo
- i corsi tenuti dai docenti a contratto non possono superare il 10% degli insegnamenti
di un corso di laurea
per quanto riguarda il reclutamento dei professori a contratto
- i bandi devono essere pubblicati su un portale nazionale (del MIUR) e rimanere
visibili almeno per 30 giorni prima della scadenza
- la valutazione avviene per titoli e i CV dei candidati nonchè i risultati
della valutazione devono essere pubblicati nel suddetto sito del MIUR
- la commissione valutatrice deve essere scelta per macroaree e paritetica (contemplare
quindi anche i docenti a contratto stessi)
inoltre si è stabilito che
- bisogna abolire i corsi da 2 crediti
- ricerca e didattica all'Università devono essere considerate indissolubili
- devono essere aboliti i contratti di tutorato
Per quanto riguarda il reclutamento abbiamo volontariamente scelto di non occuparci
delle modalità concorsuali. Lo scopo delle proposte elencate di seguito
è puramente politico e consiste nella necessità di creare una
coscienza politica (di classe???) nei precari dell'Università. Per questo
proponiamo la creazione di una tipologia di precari "idonei" a partecipare
ai concorsi. Tale tipologia non è meramente nominale, ma darà
anche dei diritti che i precari avranno ragione di reclamare. In pratica si
propone:
- una lista aperta di idoneità
- l'accesso alla lista avviene per soli titoli (i cui requisiti minimi devono
essere il più bassi possibile, escluso quindi come requisito minimo il
dottorato di ricerca)
- sarà possibile presentare una richiesta di accesso alla lista di idoneità
ogni due anni
- l'idoneità non scade
- la lista di idoneità sarà per macroaree
- l'idoneità da punteggio per i concorsi pubblici
- solo gli iscritti alla lista possono essere assunti come docenti a contratto
- la commissione valutatrice sarà creata per sorteggio ad esclusione
(cioè uno strutturato non può far parte di quella commissione
una seconda volta finchè tutti gli strutturati di quella macroarea non
ne abbiano fatto parte)
- la commissione (non abbiamo definito il numero e francamente ha poca importanza)
deve essere composta da tutti gli afferenti a quella macroarea (quindi ordinari,
associati, ricercatori)
Per quanto riguarda i concorsi veri e propri
- devono essere annuali
- solo chi è iscritto alla lista di idoneità può partecipare
- la commissione viene eletta come descritto sopra
- la selezione avviene solo sui titoli ed eventualmente per colloquio sui titoli
- i vincitori dei concorsi devono essere assunti immediatamente
- il concorso può essere locale
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Londra 2007: preparazione di un documento con cui presentarci ad analoghi movimenti
nelle altre università europee e con cui controbattere alle proposte
prodotte durante il summit.
Al summit di maggio si parlerà di università europea ed in particolare
su formazione ed innovazione. I due punti cardine saranno la didattica, quindi
diciamo lo sviluppo del processo di Bologna e la sua evoluzione, e la ricerca
in base agli indirizzi dati dal VII programma quadro che sarà in vigore
dal 2007 al 2011.
Per quanto riguarda la didattica è stato ribadito il concetto di "economia
della conoscenza". Si tratta fondamentalmente di quel processo in base
al quale gli studi universitari dovrebbero essere sempre più collegate
al mondo del lavoro. A questo proposito è stato ampiamente sottolineato
come il Processo di Bologna sia stato fortemente influenzato dalle consulenze
chieste all'imprenditoria. Tuttavia, quanto meno in Italia, appare chiaro a
tutti quanto l'imprenditoria sia arretrata. E dunque tale classe industriale
non aveva nessun vantaggio a chiedere all'università di sfornare laureati
con un'alta formazione in grado di apportare innovazione. La frammentazione
dei corsi di laurea, la parcellizzazione degli insegnamenti, la mercificazione
della conoscenza è dunque una ovvia conseguenza. L'attuale 3+2, adattamento
della formazione alle esigenze del mondo del lavoro, sforna non già persone
in grado di entrare nel mondo del lavoro con una grande capacità di adattamento
e di critica, ma, al contrario, giovani con una infarinatura di base buoni per
essere plasmati a piacimento dall'industria. D'altra parte nel corso degli anni
si è anche verificato il curioso fenomeno per cui il capitalismo straccione
e poco lungimirante italiano in realtà non è stato in grado di
valorizzare le lauree triennali che proprio lui aveva chiesto. Pochi sono i
laureati di primo livello che trovano un lavoro immediatamente e, soprattutto,
con un salario commisurato a tale titolo di studio.
La classe imprenditoriale dal processo di Bologna in poi fornisce anche precise
indicazioni sulle linee di ricerca nelle università pubbliche. Esistono
in realtà dei progetti a livello europeo di dialogo fra scienza e società,
ma in pratica si tratta di meccanismi per creare consenso piuttosto che porre
interrogativi e risolvere i dubbi della società.
A Londra si discuterà anche dei dottorati di ricerca che, pur essendo
attivati in tutti i paesi europei, non hanno nessun tipo di omogeneità.
In Italia essi vengono principalmente visti come il primo livello del precariato
universitario, tanto è vero che tutte le lotte che ci sono state in passato
in Italia sono state per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. In altri
stati europei invece il dottorato è chiaramente una fase di formazione.
Dunque a Londra si discuterà se il dottorato è formazione o lavoro.
Se venisse deciso per la prima opzione, cosa molto probabile, il numero di posti
di dottorato probabilmente aumenterà, ma verrà eliminata la possibilità
di avere borse di studio, in quanto dovrà essere considerato alla stregua
di un qualunque corso di laurea o master. Se così fosse, tuttavia, si
acuirebbe enormemente la disuguaglianza sociale per cui solo chi se lo può
permettere potrà proseguire gli studi e dunque ci si porrà l'imperativo
di chiedere un allargamento del diritto allo studio. Bisogna anche sottolineare
che, mentre in altri stati europei, e soprattutto nei paesi anglosassoni, il
dottorato è effettivamente un titolo di studio universalmente riconosciuto
anche dall'industria privata, cosa che in Italia è assolutamente falso
(molti imprenditori nemmeno sanno cos'è un dottorato!).
Dal nostro punto di vista riteniamo che occorra assolutamente definire in ambito
europeo la distinzione fra spazi di ricerca pubblici e privati. E' nel pubblico
che bisogna fare ricerca che poi crea quelle condizioni di benessere e innovazione
di cui possono godere tutti (la società in primis, ovviamente).
Per quanto riguarda il problema della valutazione è difficile fare un
discorso a livello europeo. Per esempio la valutazione del 3+2 (che è
un fatto puramente italiano, all'estero il processo di Bologna è stato
applicato con tipologie differenti) non è mai stato fatto realmente.
A questo proposito bisogna assolutamente creare un collegamento con gli studenti.
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Welfare e autoformazione
Un tavolo su reddito, welfare e tutele viene aperto in questi giorni al ministero, bisogna stare attenti che non venga monopolizzato dalla destra come scambio con il discorso sulle pensioni.
Questo tavolo di discussione si è focalizzato sul discorso corsi autogestiti,
autoformazione e botteghe della scienza. In ogni caso è necessario creare
un dialogo con gli studenti intesi come precari della conoscenza e di mantenersi
in collegamento con i vari gruppi di precariato sociale.
Per quanto riguarda i corsi autogestiti si è rilevato il problema della
rivendicazione dei crediti per questi corsi. Per alcuni si tratta di una mera
legittimazione dello stato attuale mentre per altri un possibile meccanismo
per inflazionare il meccanismo dei crediti. In ogni caso bisogna mettere in
discussione l'università così com'è o le nostre istanze
non avranno senso.
Dal nodo di Siena è giunta la proposta di aprire una rivista ondine in
cui discutere di questi argomenti.
Bisogna chiedere fondi per i seminari autogestiti, per la ricerca autonoma, per la libera mobilità di studenti e ricercatori.