Unica sicurezza: precario-a

Ovvero: Le insicurezze delle precari-e


Introduzione

E' ormai dimostrato che esiste una relazione chiara tra condizione di lavoro precaria e rischi di sicurezza sul lavoro. Tuttavia, le indagini che mettono in luce l'intreccio perverso tra precarietà e sicurezza sul lavoro sono ancora poche e approssimative. Le stesse indagini INAIL non scorporano i dati relativi agli infortuni sul lavoro in funzione del tipo di contratto di lavoro, se si fa eccezione per uno studio recente sui lavoratori interinali. D'altro canto, il nostro paese si distingue per il fatto che le norme previste dalla legge 626/94 sulla sicurezza sul lavoro sono spesso disattese. E si segnala anche per una scarsa attenzione al disagio psicologico che può derivare dalla condizione di precarietà. Nel 2003 la Giustizia Europea ha condannato l'Italia per non aver recepito la direttiva comunitaria lavorativa, che prevede l'obbligo per i datori di lavoro di prevenire tutti i rischi, anche di natura psico-sociale, che possono incidere sulla salute dei lavoratori.

Precarietà e sicurezza sul lavoro: rischi fisici

Alcuni dati sono piuttosto significativi. Pur provenendo da fonti diverse e riflettendo situazioni abbastanza specifiche, mostrano un risultato convergente: i precari sono più esposti al rischio dei lavoratori stabili. Questo può dipendere da varie ragioni - dal fatto che si assegnano loro compiti più pericolosi, in ambienti di lavoro e con condizioni di lavoro che chi è stabile tenderebbe a rifiutare, al fatto che in talune situazioni conoscono meno bene l'ambiente e gli strumenti di lavoro, al fatto che in certi contesti svolgono le mansioni che i lavoratori fissi evitano. A ciò si aggiunge il la tendenza a sottostimare le eventuali situazioni di rischio causata da una condizione di ricattabilità e di maggiore pressione psicologica.

L'ultima ricerca condotta da Eurispes - Ispesl rivela che i tassi di mortalità e di infortunio tra i lavoratori precari sono almeno due, tre volte superiori rispetto a quelli dei lavoratori subordinati. In linea con la ricerca Eurispes, dati recenti indicano che nel 2005 tra i lavoratori interinali o a "somministrazione di lavoro" assicurati all'INAIL la frequenza del rischio è pari circa il doppio di quello registrato per il complesso degli addetti dell'Industria e Servizi. Da notare che gli infortuni sul lavoro sono concentrati in prevalenza al nord, dove sono diffuse forme contrattuali di tipo interinale (75% dei casi, in particolare in Emilia Romagna e Lombardia). Venendo a una situazione più specifica, è inquietante il rapporto INAIL sulla regione Sicilia: mostra che gli incidenti subiti dai lavoratori parasubordinati crescono del 46% dal 2005 rispetto al 2004.

Al di là del numero di infortuni, precari e non differiscono per la modalità di percezione dei rischi sul lavoro. Secondo il rapporto di ricerca "Percezione dei rischi e politiche di tutela nel lavoro post-fordista" dell'IRES i lavoratori con un contratto atipico tendono a dichiarare, nel 30,1% dei casi, la totale assenza di fattori di rischio nei luoghi di lavoro, contro il 16,9% delle risposte fornite dai lavoratori a tempo indeterminato. Questo nonostante gli atipici costituiscano la categoria di lavoratori più spesso occupati in reparti e lavorazioni maggiormente a rischio. Evidentemente la condizione di precarietà e la paura di perdere il posto di lavoro rendono più difficile denunciare situazioni anche potenzialmente molto pericolose. Al contempo, i precari sono ben consapevoli del fatto che il diritto alla sicurezza del lavoro sia poco garantito per loro. Dal sondaggio Eurispes su un campione di 446 atipici di età compresa tra i 18 e i 39 anni emerge che il 75,6% ritiene poco (36,8%) o per niente (38,8%) garantito il diritto alla sicurezza sul lavoro.

Precarietà e sicurezza sul lavoro: rischi psicologici

Di recente è stato messo in luce che i danni legati alla condizione di lavoro precaria possono essere psicologici oltre che materiali. I disturbi psicologici sono stati indagati in prevalenza in relazione al settore dei call center. (Monitoraggio su inchieste nei call center - NidiL Cgil Catania, luglio 2006; Dipartimento Salute e Sicurezza della CGIL Regione Piemonte in collaborazione con l'ASL 5). Il ritmo di lavoro, la scarsa autonomia sul lavoro, l'imposizione di elevati obiettivi di rendimento (numero e durata delle chiamate), la presenza di sistemi di monitoraggio delle prestazioni e la scarsità di pause, rendono particolarmente stressante il lavoro nei call center.
Ma usciamo dai call center e consideriamo i mali "psicologici" dei precari in generale. Una recente indagine (2004-05), condotta dal dipartimento di Sanità Pubblica dell'Azienda USL di Bologna in collaborazione con l'ENEA di Bologna su 4.020 lavoratori, muove dalla domanda: "Il lavoro precario può far male alla salute?". La ricerca è stata condotta tramite un questionario cui hanno risposto complessivamente più di 800 persone, di età media 32 anni, il 64% delle quali donne. Lo studio rivela che i lavoratori precari sono colpiti da vari disturbi legati allo stress: per il 45% da disturbi del sonno, ma anche da mal di testa (66.5%), tensione generalizzata (67.6%), ansia (60%) e diversi altri disturbi (bruciori di stomaco, dolori muscolari, alterazioni del battito cardiaco).

Precarietà e sicurezza sul lavoro: università ed enti di ricerca

Anche nelle università e negli enti di ricerca la situazione è difficile per i ricercatori e i tecnici precari, pur non essendo drammatica come in altri settori (es. edilizia) per quanto riguarda i rischi fisici.

La gran parte di coloro che affollano i laboratori di ricerca sono tecnici e ricercatori precari (dottorandi, assegnisti, post-doc, borsisti e contrattisti vari). Chi è precario passa solitamente molte più ore nei laboratori di chi precario non è, a volte è meno esperto perché lavora da meno tempo nelle strutture. Soprattutto, riceve molte più pressioni psicologiche per portare a termine il proprio lavoro. E questo può porlo-a in una situazione di maggiore rischio. Inoltre, in tanti casi non ha copertura assicurativa.

Al contempo, nonostante le normative siano chiare (per unibo si veda ad esempio il link www.unibo.it/sicur), sono spesso disattese. E' tristemente noto che spesso i laboratori e le strutture di molti atenei non sono a norma, che la sicurezza viene demandata ai singoli, che non vengono organizzati corsi per la sicurezza sul lavoro, che non vengono effettuati controlli. Per avere un quadro orientativo della condizione dei lavoratori precari nelle università abbiamo elaborato alcuni questionari. I primi risultati della ricerca, che non ha nessuna pretesa di essere esaustiva, rivelano una situazione sconfortante. Il campione era composto da 23 persone provenienti da 5 diversi dipartimenti di tre università italiane. Gli intervistati sono principalmente titolari di un dottorato, un assegno di ricerca o una borsa di studio di altro genere.

Mediamente gli intervistati lavorano da precari nell'università da 4 anni con un massimo di 10 anni. Gli intervistati trascorrono la maggior parte del loro tempo in laboratori principalmente gestiti da ricercatori precari. Le risposte concernenti le norme di sicurezza sul lavoro sono molto interessanti. La maggior parte degli intervistati affermano di lavorare in laboratori non “a norma”. I laboratori sono per la maggior parte forniti di finestre e di scale anti-incendio, le vie di fuga sono segnalate e sono presenti estintori e porte con maniglioni anti-panico. Tuttavia la maggior parte degli intervistati non sa o è sicuro che non ci siano addetti alla gestione delle emergenze e al primo soccorso nel loro laboratorio e la maggior parte non sa o è sicuro che non sia stata effettuata un'analisi dei rischi in laboratorio. Infine nessuno degli intervistati ha partecipato a simulazioni di esodo in caso di emergenza e solo tre persone hanno seguito corsi di formazione alla sicurezza, ma solo uno in ambito universitario.

Interessanti anche le risposte sulla sicurezza nei laboratori dove si gestiscono sostanze chimiche in cui lavorano 17 degli intervistati. Sebbene tutti gli intervistati sappiano dell'esistenza nei laboratori delle schede di sicurezza dei prodotti chimici, solo una ha seguito un corso di formazione sulla pericolosità dei prodotti chimici e sulle schede di sicurezza. La maggior parte ha notato che sui recipienti è normalmente segnato il nome del prodotto chimico, sebbene qualcuno abbia sottolineato che spesso si usano contenitori riciclati sui quali è ancora visibile il nome del prodotto precedente che a volte crea confusione, e nella maggior parte dei casi non sono presenti cartelli che informano su come si manipolano le sostanze a rischio. Nella maggior parte dei laboratori esistono sistemi di aspirazione per evitare di inalare le sostanze chimiche, ma è stato sottolineato che in alcuni casi questi non funzionano propriamente. Infine la maggior parte degli intervistati utilizzano sistemi di protezione che si limitano principalmente ai guanti e, talvolta, al camice.

Infine, la maggior parte degli intervistati passa più di 20 ore alla settimana davanti ad un computer in una postazione di cui non è stata fatta l'analisi dei rischi.

Il dato più importante che si evince da questo questionario è che la maggior parte degli intervistati manca completamente delle informazioni necessarie sulla buona pratica di laboratorio e che, in caso di incidente, non sa a chi fare riferimento.

Numero di interviste effettuate 23

Tipologia di contratto Risposte ottenute
assegnista 7
dottorando 8
post-doc
borsista 5
tutor
docente a contratto
altro 3

Dipartimenti
Colture arboree 10
Scienze e Tecnologie Agroambientali 5
Psicologia 5
Scienze della Comunicazione 2
Centro Oncologico Modenese 1

Anni di precariato
1 2
2 5
3 2
4 4
5 3
6 2
7 1
8 1
9 0
10 1
non risponde 2
media 4

Risposte ottenute
1. Sei precario/a? 21

6. Quanto tempo trascorri mediamente ogni settimana nei laboratori?
o Tutta la mia attività di ricerca si svolge in laboratorio: parecchie ore ogni giorno 12
o Qualche ora al giorno 2
o Qualche ora per 2-3 giorni ogni settimana 7
o Meno di un giorno la settimana 2

7. Il laboratorio del tuo istituto / dipartimento in che percentuale è frequentato da tecnici e ricercatori precari e in quale da fissi/strutturati?
o Siamo tutti precari-e 4
o La maggioranza sono precari, c'è qualche strutturato 17
o 50% e 50% 0
o Sono prevalentemente strutturati 1
non risponde 1

Locali nei laboratori e sicurezza
8. I locali del laboratorio ti sembrano a norma?
o Si 6
o no 10
o non saprei 7

9. I locali hanno le finestre?
o Si 18
o no 3
o si ma le finestre sono poche 2

10. Sono interrati?
o Si 12
o no 11

11. Se sono al 1° o 2° piano sono presenti scale esterne anti-incendio?
o sì 13
o no 3
non risponde 5

12. Sono segnalate le vie di fuga e le uscite di sicurezza?
o sì 14
o no 6
o non so 3

13. All'uscita ci sono porte con maniglione antipanico?
o sì 21
o no 2
14. Ci sono estintori?
o sì 21
o no 2

15. Sai se nel tuo dipartimento ci sono degli addetti alla gestione dell'emergenza?
o sì 4
o no 7
o non so 12

16. Hai mai partecipato ad una simulazione di esodo in caso di emergenza?
o sì 0
o no 22
non risponde 1

17. Ti risulta che sia stata fatta un'analisi dei rischi del tuo laboratorio?
o sì 3
o no 9
o non so 9
non risponde 2

18. Hai partecipato a corsi di formazione sulla sicurezza?
o Sì 1
o no 21
non risponde 1

19. Sai se nel tuo laboratorio c'è un addetto al primo soccorso?
o sì 1
o no 8
o non so 13
non risponde 1

20. Sai se nel tuo laboratorio c'è un rappresentante per la sicurezza?
o sì 11
o no 6
o non so 4
non risponde 1

Stato dei laboratori dove si manipolano prodotti chimici
21. Se usi dei prodotti chimici, nel tuo laboratorio ci sono le schede di sicurezza di questi prodotti?
o sì 12
o no 5
o non so 0
non risponde 6

22. Hai fatto un corso di formazione sulla pericolosità dei prodotti chimici e sulle schede di sicurezza?
o sì 1
o no 16
o non so 0
non risponde 6

23. Hai notato se sui recipienti c'è scritto il nome del prodotto?
o sì 17
o no 0
o non so 0
non risponde 6

24. Sono presenti cartelli che informano su come si manipolano le sostanze a rischio?
o sì 4
o no 13
o non so 0
non risponde 6

25. Esistono dei sistemi di aspirazione per evitare di inalare le sostanze chimiche?
o sì 15
o no 2
o non so 0
non risponde 6

26. Fai uso di dispositivi di protezione individuali? (occhiali, guanti, maschera, camice, visiera etc.)?
o sì 12
o no 5
non risponde 6

Rischio ai videoterminali
27. Quante ore alla settimana lavori al computer?
o meno di 20 7
o più di 20 15
non risponde 1

28. E' stata fatta un'analisi dei rischi della tua postazione di lavoro?
o si 0
o no 22
non risponde 1

a cura di rnrp-bo, 14 giugno 2007